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lunedì 29 febbraio 2016

Alla Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter di Milano, la mostra "TRACCE" di MIRSAD HERENDA e MIHAILO BELI KARANOVI, testo critico a cura di Emanuele Beluffi.C

MIRSAD HERENDA
MIHAILO BELI KARANOVIC
 

TRACCE

Testo critico di
Emanuele Beluffi

Dal 2 al 25 marzo 2016
Inaugurazione
2 marzo 2016, dalle ore 19 alle 22


Questo testo poteva intitolarsi Dove sono in questa storia, ma l’ufficio stampa di Emir Kusturica (o del suo editore italiano) avrebbe risposto coi crediti del copyright. E allora: Tracce, ‘ché il senso è lo stesso. Credo che Mihailo Karanovic e Mirsad Herenda si…”troverebbero” molto nell’allure evocata dalla domanda/non domanda, dal momento che questa mostra è un diario visuale in cui ciascuno dei due artisti ha lasciato tracce del suo sentirsi apolide malgrè lui.
Quadri e sculture sono depositi della loro anima: un lascito artistico che è ora un po’ anche “nostro”, perché forse mai come in questo caso “guardare un quadro” e “guardare una scultura” significa accogliere un invito. Si innescano i meccanismi della memoria e mi accorgo che le tracce di Karanovic e di Herenda appartengono in parte anche a me, sia pure in un modo smisuratamente meno drammatico -e meno creativo, va da sé.
Entrambi i gruppi di opere di questa mostra sono simboli di un’esperienza di guerra e sradicamento, quella che sconvolse i Balcani all’inizio degli anni Novanta e quella “umanitaria” della NATO per buttare giù Milosevic dalla ex Jugoslavia.
Tracce. Io per esempio ricordo ancora i briefing quotidiani di Jamie Shea, il portavoce della NATO col compito di aggiornare la stampa mondiale sull’andamento dei bombardamenti, 78 giorni di pioggia di bombe senza sosta su Belgrado: ne ricordo il volto decisamente “tipico”, un po’ da attore un po’ da musicista. Il suo plasticismo performativo era ineccepibile, bisogna dirlo: impossibile non stare attenti quando parlava lui nella sala stampa della NATO.
Un altro flash che conservo nella memoria è la foto pubblicata dal Corriere della Sera il primo giorno in cui uscì a colori, maggio 1999, bombe su Belgrado e in prima pagina il volto di un’anziana serba mentre in lacrime accende una candela in una chiesa ortodossa.
E del resto sono impresse nella mente di chiunque abbia più di trent’anni le immagini del massacro di Srebrenica o della distruzione del ponte di Mostar, per non parlare della gente in strada nell’era Vuk Drašković o dei corpi di Boško e Admira trovati abbracciati vicino al ponte Vrbanja a Sarajevo: salti temporali e politici ed etici di pochissimi anni durante i famigerati -in tutti i sensi- Novanta.
Le opere di Mihailo Karanovic e Mirsad Herenda, diverse nella loro materialità, sono tuttavia un perfetto connubio: in questo caso non vale il detto per cui gli opposti si attraggono, anzi, gli acrilici di Karanovic e il ferro di Herenda si sposano nella loro assoluta, individuata e singola diversità nel circolo dell’espressività che li accomuna.
Ma, come capita sempre quando si ha a che fare con il prodotto della creatività, il senso dell’opera d’arte è sempre simbolico e non a caso il filosofo Ernst Cassirer titolò il suo libro (di-Estetica-e-non-solo) Filosofia delle forme simboliche, perciò il “messaggio” è sempre obliquo, parte dal qui e ora ma arriva all’universalità.




Iniziamo col pittore. Vedete alberi neri che si stagliano come baluginii oscuri su di un fondo scabro percorso da accenti, segni, concrezioni e parole. Il nero ha un valore semantico diretto e indiretto, segnico e simbolico: Karanovic dipinge alberi neri per simbolizzare il certificato di morte della Natura, ma sono anche paragonabili ai santi dalle icone. Non solo: essi rappresentano il controcanto di un’etica che non c’è più e in questo senso possiamo dire che c’è tutto Karanovic in questa nuova serie detta Herbarium –si pensi alla serie di qualche anno fa SUPER FUTURO, scenario alla Blade Runner che anticipava nel presente l’obbligo della scelta fra Bene e Male. Molti Herbarium presentano date (16-06, 21-02…) e anni solari (1992, 1999…) che coincidono con momenti particolarmente significativi della biografia dell’autore, trattandosi di annotazioni intrinsecamente connesse ai bombardamenti negli anni Novanta ma non solo, perché a volte il discorso si amplia agli anni dell’atomica (1952, 1955, 1945) e al disastro di Chernobyl (1986).
Un accentuatissimo biografismo che si estende dai limiti dell’autobiografia applicandosi a un discorso di respiro più universale che da l’impronta di sé anche alla produzione di Mirsad Herenda: materiale povero ma non da poveraccisti e nemmeno da poveristi embedded (qualunque rifermento all’Arte Povera è puramente voluto), ferro saldato e gocce di metallo che si depositano a formare il sottobosco di drammatici “paesaggi” silvani sormontati da alberi che coi loro rami piegati ad arco sembrano violentemente flessi da un vento vorticoso. Anche Herenda ci parla della guerra, di una guerra non sua, che l’ha indotto a cercare negli anni il suo Heimat, la sua “casa”, la sua “patria”. Le sue sculture sono carne viva, testimonianza di un dramma che si estese fin da subito dai confini territoriali e che interessò la comunità internazionale tutta: qui abbiamo un tributo alla Natura, anche in questo caso lontano anni luce dal cliché moraleggiante e ambientalista, ma se nel caso di Karanovic abbiamo un certificato di morte della Natura, nelle sculture di Herenda essa diventa una specie di culla, il tributo a una dimensione protettiva perché i boschi salvarono per davvero l’artista e i suoi cari dalla morte durante i bombardamenti.



Anche in questo caso però ci troviamo di fronte a una produzione d’arte che ha anche un messaggio forte, quindi un codice morale se vogliamo dire: l’uomo si rinnova completamente grazie all’esperienza e il valore simbolico di questo messaggio risiede proprio nell’uso del ferro, con le gocce che si depositano naturalmente sulle sculture o al fondo di esse a formarne il sottobosco da cui, anche qui, possono egualmente germogliare il Bene e il Male.

Testo critico a cura di Emanuele Beluffi.




 Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter
via Cadolini 27 – 20137 Milano
 

Al Teatro Vasquez di Siracusa, lo spettacolo "Inopinati occursus, quattro novelle verghiane", regia Tatiana Alescio.


Giunti alla V edizione del progetto teatro-scuola, la Compagnia Teatrale Trinaura ha il piacere di proporVi, il seguente spettacolo teatrale che ha inaugurato le Verghiane lo scorso agosto a Vizzini, per la regia di Tatiana Alescio.


"Inopinati occursus, quattro novelle verghiane"
giovedì 3 marzo ore 8.45 / venerdì 4 marzo ore 8.30 ed ore 11.00
Teatro Vasquez - Siracusa

Compagnia Trinaura

Regia Tatiana Alescio
Costumi Mary Accolla
Direttore di scena Antonio Paguni
Scenografie Laboratorio Trinaura
Pubbliche relazioni Valeria Annino
Grafica Chiara Trovatello
Foto di scena Chiara Trovatello e Simona Molino

con:
Giuliana Accolla
Alessandro Romano
Rosalba Cosentino
Sergio Molino
Lucia Giudice
Aurora Trovatello
Giuseppe Coniglio
Giorgio Frontera
Beatrice Trovatello

 - Note di regia -
E' la proposta di un viaggio, un viaggio nei meandri più reconditi della poetica verghiana, dove tutti i personaggi trasudano passione: la passione proibita di Maria per Nino (Capinera), quella malsana di Gna Pina per Nanni (Lupa), di Lollo per la caccia, una caccia anomala (Caccia al Lupo), la passione folle per l'arte, per i burattini (Don Candeloro), la passione veemente che il destino sembra metterci nell'accanirsi contro una giovane vita (Nedda). Storie diverse dal medesimo denominatore: l'amore nelle sue forme più improbabili, la miseria economica ed umana, la morte sperata, procurata, cercata; la morte come ultimo regalo della vita.
E' la Sicilia degli stenti e dell'orgoglio, delle ripicche e dei ricatti, del tradimento e della resa. Tutti tentano di vincere, tutti si ritrovano perdenti, vinti. Una Sicilia che strema, esige, che brucia la pelle sotto un sole spietato. Una terra che tanto ti prende e poco, niente, ti restituisce. Una Sicilia che non prevede possibilità di riscatto. Non puoi farcela se nasci in una famiglia umile: povero nasci, più povero muori. Puoi solo amarla questa terra, subirla, accettarla nelle sue contraddizioni: amala e accettala, dunque. Non chiederle altro.

TRAILER > Inopinati Occursus - quattro novelle verghiane



Al Teatro San Teodoro di Cantù, la mostra "Clorofilliche. Piccole istantanee naturali" della giovane artista Susi Mauri, a cura di Elisa Fusi.


Domenica 6 marzo il Teatro San Teodoro di Cantù presenta il progetto Clorofilliche. Piccole istantanee naturali di Susi Mauri, giovane artista di Mariano Comense (Co).
La mostra si compone di una decina di lavori originali realizzati mediante stampa fotografica su carta cotone, accompagnati per l'inaugurazione da una videoproiezione ospitata sul palco del teatro.
Il tema delle opere è la varietà della natura, indagata raccogliendo, classificando e componendo in colorati diorami gli elementi vegetali, tra cui foglie, bacche, fiori e semi.
Il ricorso alla tecnica fotografica consegna immortalità alla ricchezza dei colori e delle silhouettes di un materiale organico altrimenti deperibile. Quelle di Mauri sono opere in divenire, realizzate lungo un processo che si conclude solo nel momento dello scatto. A guardarle, ricordano le tavole di botanica per la precisione e l'attenzione scientifica, per il carattere corale della composizione, in cui si valorizzano le singole parti invocando il tutto. Queste porzioni di natura risaltano nell'accostamento cromatico e scandiscono uno spazio ritmico e geometrico, che non lascia nulla al caso. Ma la precisione e l'asciuttezza di linguaggio a tratti lasciano il posto a un racconto più creativo, nel caso in cui le foglie sono sottoposte a manipolazioni e ritagli, e narrativo, presentando le diverse fasi di essiccazione di una foglia. Storia di una foglia diventa quindi il soggetto di un video in cui gli stadi involutivi di diverse foglie sono scanditi dal ticchettio di un orologio e il sottofondo dei suoni del bosco ricrea l'ambientazione naturale da cui le stesse sono state prelevate, i parchi cittadini di Torino.




Susi Mauri è nata nel 1987 a Lecco. Vive e lavora a Torino.
Grafica di professione, si forma presso la NABA di Milano e lavora per alcuni anni in città. Il suo primo vero interesse è la natura che dall’autunno del 2014 è protagonista del progetto Clorofilliche. Con questa ricerca artistica Susi Mauri ha partecipato nel 2015 all’evento Arteinvilla, esponendo all’interno della storica Villa Sormani a Mariano Comense, e alla mostra collettiva dieciXquindici presso il Teatro San Teodoro (Cantù).
Questa è la sua prima mostra personale.

***

 
SUSI MAURI
Clorofilliche. Piccole istantanee naturali
a cura di Elisa Fusi

Inaugurazione: domenica 6 marzo 2016, ore 19
In mostra: fino al 8 aprile

Teatro San Teodoro - Cantù (CO), via Corbetta 7
Orari: la mostra è visitabile negli orari di apertura della biglietteria, in presenza di spettacoli teatrali e duranti gli aperitivi della domenica. 
Ingresso libero.

venerdì 26 febbraio 2016

Al Museo Regionale “Agostino Pepoli” di Trapani, la mostra personale “Due sponde un solo mare” della scultrice Roberta Conigliaro.


Due continenti, l’Africa e l’Europa, uno di fronte all’altro, separati da una striscia di mare, il Mediterraneo, il “mare di mezzo”. Un mare sulle cui coste si affacciano diversi popoli, con differenti culture che nei secoli si sono scontrati ma anche mescolati lasciandoci un patrimonio artistico che risente di queste reciproche influenze.
Due coste: quella nordafricana e quella siciliana che si guardano: porto di partenza, l’una; terreno di approdo di popolazioni in fuga da guerre e povertà, che sognano una nuova vita, un nuovo inizio, l’altra. La costa sud, così vicina eppure, a volte, irraggiungibile e il viaggio si interrompe a metà strada. Giorno dopo giorno, un tratto di mare che diventa la culla sempre più grande di sogni naufragati.
Il cammino segue le tracce di un viaggio di ritorno o comunque della memoria dell’emigrazione italiana prima che lo Stivale diventasse terra di immigrazione, in particolare ascoltando le storie dei siciliani che nell’Ottocento e alcuni anche prima, partirono verso le coste africane.
Dallo sguardo puntato a lungo su questo orizzonte nasce il progetto di questa mostra della scultrice siracusana Roberta Conigliaro. Un insieme di “suggestioni ed immagini scolpite”, in pietra e terracotta, alle quali accostare alcuni testi scritti durante la realizzazione delle opere - che accompagnino il percorso del visitatore. Una mostra che parla di speranze, di sogni infranti e, soprattutto, di ... incontri. Lo sguardo di chi si trova dalla parte della costa di approdo, quella costa così vicina al continente africano da poterlo quasi vedere.
L’ispirazione nasce da lontano, da un sogno di bambina quando seduta sugli scogli di fronte a Siracusa, guardando il mare immaginava dall’altra parte la costa africana: d’altra parte come dice lo scrittore egiziano Ezzat el-Kamhawi, per un mediterraneo guardando il mare è impossibile non immaginarsi cosa c’è sull’altra riva
Lo sguardo è rimasto comunque puntato verso un Altrove, con l’impegno ad andare oltre, un po’ più in là di quello che è familiare. Il mare che unisce e divide ad un tempo, creando contaminazioni tra genti diverse non sempre facili ma foriere di arricchimento e di vita - e l’osservazione che nelle mani delle donne, nella loro capacità di accoglienza, c’è la chiave del dialogo, sono ispirazioni antiche nell’arte di quest’artista. Di recente sono diventate anche materia di studio e di impegno civile.
In occasione della mostra al museo regionale Pepoli di Trapani, grazie alla collaborazione dell’Unione Italiana Ciechi ed al contributo del Rotary di Trapani, è previsto un percorso accessibile anche ai non vedenti, con l’ausilio di didascalie in Braille e la proposta di avvicinare alcune sculture mediante il tatto. Quest’iniziativa rende palpabile l’idea che Roberta ha dell’incontro tra le genti, legato alla disponibilità di andare incontro all’altro cercando di parlare lo stesso linguaggio – quello del tendere la mano e di una carezza in questo caso e della scultura come ponte universale: un’arte da toccare. 

Roberta Conigliaro, scultrice, siracusana, vive e lavora a Roma.
Sono cresciuta a Siracusa, una città del sud della Sicilia. Sin da piccola al mare, seduta sugli scogli, osservavo
l’orizzonte ed immaginavo di poter andare oltre con lo sguardo per riuscire a vedere l’altra costa, quella africana. Ho sempre percepito la sua vicinanza, soprattutto nei giorni in cui soffiava il vento del deserto.
Nel 1989 mi sono spostata verso nord, a Roma ma il mio sguardo continua ad essere rivolto verso sud...oggi più che mai.
Principali mostre: “La scuola dei Generi”, galleria Cà d’Oro Roma; “Riparte 2002”, International Art Fair Roma; mostra personale, galleria “l’arco e la fonte”, Siracusa; “Profondo rosa” 2006 e 2007 (catalogo Giorgio Mondatori editore); fiera Art Verona; fiera di Innsbruck ’08 “Periplo 2006”, Palazzo del Governo di Siracusa; Tour “euart 2009”, Miami, Boston, Dubai; fiera Berlinerliste ’09, Berlino; mostra personale, studio Vera, palazzo Doria Pamphilj, Roma; mostra personale “sud”, galleria quadrifoglio, Siracusa; fiera Affordable art fair 2012, Milano; mostra personale “un’esile scia di silenzio”, dialogo con la poesia di Antonia Pozzi, Antico Oratorio della Passione di Sant’Ambrogio, Milano. 



Sito web: www.roberta-conigliaro.it
Email:
robertaconigliaro@virgilio.it
Pagina facebook: Roberta Conigliaro sculture




Due sponde un solo mare” 
ROBERTA CONIGLIARO
12 marzo 10 aprile 2016 
Inaugurazione venerdì 11 marzo, ore 17:30

Museo Regionale “Agostino Pepoli”, 
 Via Agostino Pepoli, 180, Trapani
Tel. 0923.553269 museo.pepoli@regione.sicilia.it urpmuseotp@regione.sicilia.it

GIULIO LIMONGELLI, MAESTRO DELLA STAMPA FOTOGRAFICA IN CAMERA OSCURA, PRESENTA I PROSSIMI APPUNTAMENTI DEL SUO LABORATORIO PER PROMUOVERE LA MAGIA DELLA FOTOGRAFIA STAMPATA.


Dall’inventore del DIGINGRANDITORE, un calendario ricco di iniziative e incontri per continuare a promuovere la Fotografia come pratica Artigiana: un occhio al passato verso il futuro





Ripartono gli appuntamenti tecnico formativi di STUDIO FINE ART di GIULIO LIMONGELLI, da oltre trent’anni artigiano fotografo e stampatore che, con il DIGINGRANDITORE, un ingranditore digitale da lui sviluppato per stampare i file delle fotocamere digitali in Camera Oscura, nel proprio portfolio clienti vanta alcuni tra i più importanti Fotografi italiani, Archivi Storici e Musei.



Riportare la stampa fotografica là dove è nata, in Camera Oscura, quella con la lampadina rossa, l’odore degli acidi e tutto il resto e chiudere il cerchio del processo fotografico, dallo scatto digitale alla stampa, perché il prodotto finale possa sempre chiamarsi fotografia, scrittura con la luce. Questo l’impegno dell’Artigiano di Bologna che con il DIGINGRANDITORE, un ingranditore digitale, ha creato un sistema di stampa diretta per proiezione del file digitale su carta fotosensibile con successivo sviluppo nel tradizionale processo chimico. Il DIGINGRANDITORE è un’idea retro-innovativa, un’innovazione nella stampa fotografica che, con un occhio al passato, all’insegna della tradizione, si proietta verso il futuro cercando di unire quello che c’è di buono tra due mondi, quello analogico del passato e quello digitale.



"Maestro di bottega" e creativo nell’Arte della fotografia, Giulio Limongelli ha insegnato per anni tale disciplina presso  Enti, Istituti e Scuole del settore. Negli ultimi anni, presso il suo studio Fine Art a Bologna, ha avviato una serie di iniziative per far conoscere e vivere da vicino l’esperienza della stampa in Camera Oscura. 






Ricco il programma di appuntamenti per il 2016 che prevedono workshop ed eventi.



Si parte con i corsi individuali di stampa in bianco e nero in camera oscura, un’esperienza unica fatta di tempi lunghi in cui si insegna un approccio più riflessivo  verso la Fotografia, dove tutto il ciclo, dallo scatto alla stampa, necessita di manualità e pazienza regalando enormi soddisfazioni poiché l'allievo impara a sviluppare i suoi rulli, a provinare gli stessi e a stampare fotografie con l'ingranditore.



Confermati poi gli eventi del ciclo “Il Ritratto Positivo” nel corso dei quali, con l’ausilio di una macchina fotografica d’epoca, vengono realizzati dei ritratti in positivo diretto, con una tecnica di ripresa a sviluppo in Camera Oscura, come si faceva una volta. Il risultato finale è una vera e propria opera d'arte, un esemplare unico in quanto non esiste il negativo ma viene direttamente impressionato in positivo su carta fotosensibile baritata. Il ritratto prevede anche la presenza durante tutta la fase "magica" di sviluppo in camera oscura.



“Le fotografie oggi hanno una vita molto breve, a volte istantanea. Condivise sui social e archiviate nell’hard disk, rimangono in memoria quei pochi giorni, per poi essere sepolte in quell’ecosistema elettronico che ormai ci coinvolge un po’ tutti quanti. Il rischio oggi qual è? È quello di perderle, fisicamente o semplicemente dimenticandosene. La fotografia stampata invece rimane. Anche se smarrita nei nostri cassetti, nei nostri armadi ha la capacità di essere ritrovata, magari dopo tanti anni, e di riportare indietro il tempo ai periodi trascorsi”, ha commentato Giulio Limongelli.



“Oggi il mondo è cambiato, esistono nuovi utenti, nuovi fotografi, molto interessati al bianco e nero ottenuto dalle macchine digitali. Per chiudere il cerchio del processo fotografico, dallo scatto digitale alla stampa e garantire il livello qualitativo e la durata nel tempo della fotografia, ho sviluppato un ingranditore digitale che ho chiamato DIGINGRANDITORE; si tratta di un tipico caso di artigianato digitale, là dove la componente artigianale è ancora dominante. E’ quindi un sistema di stampa tradizionale su carta fotosensibile che si fonde con le tecnologie digitali: vera Fotografia, dunque …. dalla luce alla luce”.








Per ulteriori informazioni su Giulio Limongelli: www.studiofineart.it






Facebook Page > Laboratorio di Stampa Bianco e Nero B&W - Digingranditore

 


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Per ulteriori informazioni:
6Glab – il laboratorio di idee di SEIGRADI / Barbara Gemma La Malfa
Via G. Mameli 3 – 20129 Milano
Tel.
+39.02.84560801/ Fax +39.02.84560802
Email:
6Glab@seigradi.com
Pagina Facebook: 6Glab
Twitter:
https://twitter.com/6Glab
www.seigradi.com

PAROV STELAR. Iinizia il countdown per l’atteso ritorno del dj austriaco. Appuntamento il 10 giugno al Carroponte!

A due anni di distanza dal super sold out a Milano, torna in Italia Parov Stelar per una data esclusiva, venerdì 10 giugno al Carroponte di Sesto San Giovanni (MI). I biglietti per questo graditissimo ritorno del dj, musicista e produttore artistico saranno disponibili sul circuito Ticketone dalle ore 10 di lunedì 29 febbraio.

Dopo un esordio come dj nei club nella seconda metà degli anni ’90, Marcus Füreder, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Parov Stelar, si è dedicato alla produzione: nel 2004 ha fondato la sua etichetta Etage Noir Recordings per la quale, nello stesso anno, ha inciso Kiss Kiss, l’EP che ha consacrato il musicista quale padre fondatore dell’electro swing. Ogni suo album è stato un successo e l’artista austriaco si appresta adesso a cavalcare l’onda con un nuovo lavoro discografico: è già iniziato il countdown per l’uscita di Live at Pukkelpop il prossimo 11 marzo.

Parov Stelar, re dell’elettro swing, ma non solo, è ad oggi l’artista austriaco di maggior successo in ambito internazionale. Le sue performance sono richiestissime in tutto il mondo: ogni concerto è un vero e proprio spettacolo durante il quale il pubblico è rapito da un continuo gioco di luci, suoni e visual curato in ogni dettaglio. I suoi brani sono stati utilizzati per oltre 700 compilation e hanno fatto da colonna sonora a numerose campagne pubblicitarie, tra le quali quelle di Chrysler, Audi, Bacardi, Paco Rabanne, Fiat, Microsoft. I suoi video su YouTube vantano di più di 100.000 visualizzazioni e, insieme alla sua band, si è esibito con numerosi sold out in tutte le location mondiali più importanti. Tra i suoi successi si annoverano 6 Amadeus Austrian Music Awards, presenze stabili nelle classifiche iTunes USA e Canada e più di 400.000 copie vendute per i suoi album.


PAROV STELAR
Venerdì 10 Giugno 2016
Sesto San Giovanni (MI), Carroponte – via Luigi Granelli, 1
Porte h. 20 / Inizio concerti h. 21
Biglietto posto unico: € 28,00 + prev.

Biglietti disponibili sul circuito Ticketone (www.ticketone.it) a partire da lunedì 29 febbraio.



Ufficio Stampa Barley Arts                 ufficio.stampa@barleyarts.com                    
Info: www.barleyarts.com                   tel 02 36744542         FB:      www.facebook.com/barleyartspromotion   

15 EDIZIONE DELL'HISTORIC NEL MEDIOEVO. Sabato 14 e Domenica 15 Maggio 2016.


L’Historic Club Schio organizza per domenica 15 Maggio la 15° edizione dell’ “Historic nel Medioevo”, evento iscritto a calendario A.S.I. .
Riservato alle auto storiche, costruite entro il 1978, scopriranno i più suggestivi percorsi panoramici della provincia di Verona e il suo patrimonio artistico, architettonico e medievale del Veneto.
Quest’anno l’evento prevede l’opzione di arrivo al sabato pomeriggio, con gita nel Lago e visita di Sirmione.

Sabato 15 Maggio (FACOLTATIVO)  
Ore 15,00 – Ritrovo presso “Parc Hotel Paradiso Golf Resort” in Loc. Paradiso a Peschiera (VR). Parcheggio eventuali carrelli e auto e sistemazione dei bagagli nelle apposite camere.
Ore 15,30 ca – Partenza con il furgone Historic per il Porto di Peschiera. Da qui inizierà la nostra gita sul Garda.
Ore 16,30 – Partenza con il battello da Peschiera fino a giungere a Sirmione.
Sirmione, considerata, nel IV-V secolo d.C., luogo di controllo e difesa del basso lago, è diventata nel XIII secolo uno dei punti del sistema di fortificazione scaligero con la costruzione del suo Castello.
Ore 17,30 – Visita del Castello di Sirmione. Il Castello, grazie alla sua
posizione strategica, è stato fin dal XIII secolo destinato militarmente in difesa dei domini Scaligeri verso Mantova e Milano. Rimase sede della guarnigione militare, fino alla caduta di Venezia nel 1797. Divenne poi caserma dei francesi e degli austriaci, sino all'Unità d'Italia. Rappresenta tutt’ora, in perfetto stato di conservazione, un raro caso di fortificazione destinata ad uso portuale.
Ore 18,00 – Visita libera per la cittadina di Sirmione, possibilità di fare shopping.
Ampie e armoniose stradine vi porteranno ad una lunga serie di curatissime vetrine pittoresche di borse, scarpe, abiti made in Italy e souvenir.
Ore 20,00 – Cena/Pizza nel centro di Peschiera. Serata libera.


Domenica 15 Maggio 
Ore 9,00 Ritrovo presso “Parc Hotel Paradiso Golf Resort” in Loc. Paradiso a Peschiera (VR). Verifica prenotazioni, consegna documenti evento. Welcome coffe e briefing del percorso.
Ore 9,30 Partenza verso Salionze. Passaggio per il Comune di Monzambano. Dalla strada si scorge il Castello della cittadina che, nel X secolo, offriva rifugio alla popolazione minacciata dagli Ungari.
Ore 10,30 Arrivo a Borghetto di Valeggio sul Mincio. Visita guidata di uno dei borghi più belli d’Italia e della Rocca Scaligera con aperitivo sulla riva del fiume Mincio.
Borghetto è un antico villaggio di mulini costruito in una posizione di confine tra le terre del veronese e quelle del mantovano. Alla fine del 1300 furono costruiti il Ponte Visconteo e il Castello Scaligero. Il borgo rappresentava il guado sul Mincio più sicuro a sud del lago di Garda, e per questo nei secoli ha scatenato la bramosia di signorie e eserciti: i Gonzaga, gli Scaligeri, i Visconti, la Serenissima di Venezia, l’Austria, la Francia.
Ore 11,30 Partenza per il Comune di Valeggio, attraversamento della cittadina in direzione Villafranca di Verona.
Ore 12,00 Arrivo a Villafranca e visita guidata alle mura Castello, recentemente restaurato.
Il Castello venne costruito tra il 1185 e il 1202, con una struttura adeguata a custodire la popolazione, il bestiame e le masserizie in caso di scontri bellici. Nel corso dei secoli perse questa funzione e finì con il diventare il luogo simbolo dell'antica ricchezza scaligera in queste terre.
Ore 12,30 Pranzo e riconoscimenti ai partecipanti.
Ore 15,30 Visita facoltativa al Museo Nicolis, a pochi km dal centro della città.
Il Museo Nicolis è un museo privato italiano che riunisce numerose collezioni di auto e moto d'epoca, biciclette, strumenti musicali, piccoli velivoli, macchine fotografiche e per scrivere e oggetti inediti dell'ingegno umano.
Rientro libero. 





Per informazioni e modalità di partecipazione:
Tel.: 0445 526758

giovedì 25 febbraio 2016

INTERVYOU. Nel privé con Emanuele Beluffi, intervistato da Marla Lombardo.

Photographer Credits  - Aldo Soligno
 

Personalità inquieta, ribelle, incline agli eccessi: tutti elementi che lo etichettano come genio. Può sembrare schivo ed enigmatico e la parte del tenebroso la regge bene, ma col tempo, e conoscendolo, ha un animo sensibile e romantico.   
La passione è la qualità che lo contraddistingue, nel lavoro, negli affetti, nelle cose belle. 
Per lui il senso profondo della vita si trova al di là del pensiero, tra la parola detta e scritta, dove niente è dato per scontato, senza mezze misure, privo di futili speculazioni.   
La sua visione del mondo dell’arte è disincantata, spudoratamente partigiana, dove la qualità al cubo non è merce di scambio; a questo intellettuale dissidente si deve la felice espressione, di squisito sapore goyano: “Il sonno della ragione genera mostre”.

Emanuele Beluffi è l'ospite di INTERVYOU, il privé di Untitled Magazine. 

 

Emanuele critici si nasce o si diventa?
Diffido degli enfant prodige. 


Se io dico “Kritika”, tu dici…
La beffa di Buccari: Kritika è (era) una rivista cartacea da me inventata nel 2009 insieme a Mihailo Karanovic e a Stefano Mazzoni. Ne uscirono cinque numeri a cadenza (più o meno) trimestrale, presentati in occasione di fiere d'arte come il MiArt e distribuiti (da me......) un po' ovunque. Anche fuori dai confini patrii, pensa che ne ha una copia anche il Centre Pompidou! Kritika era una pubblicazione periodica di approfondimento artistico, con mini saggi e interviste, a tema monografico e vi collaborarono alcune delle penne più argute.  

Un'altra parte secondo me interessante era l'aspetto grafico: i primi tre numeri avevano una copertina completamente nera con il numero impresso a fuoco, legatura editoriale e pagine a colori, mentre il carattere tipografico era una riedizione personale del Bodoni. La grafica e il formato richiamavano volutamente quella della defunta rivista "L'Europeo", una mia fissazione.  

Gli ultimi due numeri invece uscirono in formato tabloid (tipo La Repubblica per intenderci) e in bianco e nero, riprendendo l'aspetto del quotidiano. L'ultimo numero presentava dei bellissimi disegni realizzati da due artisti, Giovanni Manzoni ed Emila Sirakova, che si prestarono per curarne l'aspetto grafico/contenutistico e fu portato a KunstArt Bolzano 2012. Anche Giancarlo Politi ne prese una copia: quando lo incontrai alla Biennale di Venezia l'anno dopo stavo per dargliene una copia ma mi stoppò dicendo "Ah, Kritika, me la ricordo". Non so se ne ricordasse nel bene o nel male però!





Ora Kritika vive nell'etere come KritikaOnline (www.kritikaonline.com) e ci metto mano solo io: si è perso il feticismo della carta ma si è guadagnato in visibilità.  

Ultimamente l'attività si è un po' rallentata perché, come ti ho detto, seguo da solo il sito e ora, fra le altre cose, collaboro a il Giornale e il Giornale OFF, quindi il tempo si è ridotto un po', ma diciamo che almeno una volta alla settimana c'è qualcosa di nuovo su KritikaOnline.



Cos'è per te il Talento?
Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento (cit.). 


Da dove nasce la tua passione per l’Arte?
Dalla rabbia.


Photographer Credits - Du Musst Caligari Werden
Photographer Credits - Du Musst Caligari Werden


Chi riconosci come tuoi simili?
Chiunque ieri sera abbia guardato la Dea Bianca lassù. 


Quali sono state le tue collaborazioni più importanti?
Quella con un notissimo bibliofilo (non) milanese e quella con una not(issim)a galleria (milanese).  


Come giudichi il Paese ITALIA in genere?
Non è mai stato così conformista come ora  


E a Milano, dove vivi e lavori, che scena vedi? Cosa sta succedendo in questa città?
Milangeles è sempre stata dinamica nei suoi due core business, moda e arte. Nell'arte ora anche più di prima, impossibile essere a tutte le inaugurazioni. Il denaro c'è, circola meno di prima ma c'è. Il privato nella cultura è formidabile e devo dire che (eccezioni a parte, che sono statistiche) l'offerta è ora generalmente notevole, mentre dal punto di vista istituzionale il settore lascia un po' a desiderare nonostante gli innegabili sforzi. 


Cosa accadrà in futuro? Cosa è scritto nell’agenda di Emanuele?
L'improbabile governa la nostra vita. Infatti non ho un'agenda. 


Tre aggettivi che ti rappresentano, o ti definiscono.
Lunatico ma cum judicio. Riservatissimo. E pensoso, visto che sto pensando al terzo aggettivo senza che me ne venga in mente uno che sia uno.

Photographer Credits  - Maurizio Temporin
 

Qual è il tuo motto?
Ogni lasciata è persa. 


Ed il tuo vizio preferito? O hai solo virtù?
I vizi sono sovrastrutture ideologiche. Tutt’al più ho piacevoli abitudini. 


Che cos’è per te “essere estremo”?
L’estremo è l'estetica dell'eccesso.

Photographer Credits  - Christian Zucconi
 

Qual è la tua più grande paura?
Non rientrare più in possesso della prima edizione originale e mondiale dell'"Horcynus Orca" di D'Arrigo improvvidamente prestata a un artista. 


La tua coscienza è più apocalittica o più integrata?
Inutile strillare, imparate da Darwin: sopravvive chi si adatta.
 

Cosa fa Emanuele quando non è “Emanuele Beluffi”?  Come trascorri i tuoi giorni, e, soprattutto, le tue notti?
Io è molti e i conti non tornano perché la notte son fuori dal castello.


Photographer Credits  - Giovanni Manzoni Piazzalunga