STAY COOL. BE SOCIAL.

mercoledì 9 maggio 2018

Al Teatro Elfo Puccini di Milano, in scena lo spettacolo "CANNIBALI" di Kronoteatro per il Festival Nuove Storie.

11/13 maggio

Kronoteatro
CANNIBALI
di Fiammetta Carena
regia Maurizio Sguotti
con Tommaso Bianco, Alex Nesti, Maurizio Sguotti
scene e costumi Francesca Marsella
luci Amerigo Anfossi
videoanimazioni Fabio Ramiro Rossin
musiche MaNu Dj
voci registrate Lucia Lanera, Riccardo Spagnulo
produzione Kronoteatro

Moriamo ogni giorno, ogni giorno ci viene tolta una parte della vita e anche quando ancora cresciamo, la vita decresce. (Lucius Annaeus Seneca)

Lo spettacolo tratta l'esercizio del potere. Come tutte gli accadimenti della vita, anche questo è illusorio, ci induce a crederci vivi, perché assorbe il nostro tempo, le nostre energie e i nostri pensieri. Quello che in sintesi estrema chiameremmo vita.
L'uomo crede di essere vivo e si sente tale solo nel confronto con le cose di tutti i giorni.
Tra le attività che maggiormente alimentano in noi un'illusione di esistenza c'è di certo l'esercizio del potere; questo è forse l'accadimento che più ci spinge nell'illusione, poiché prevede il dominio dell'uomo sull'uomo.
In scena vediamo due differenti abitudini di praticare il potere.
Per l'uomo adulto questo è tangibile perché politico, sociale ed economico.
Il giovane possiede un potenziale; la sua giovinezza è il suo potere. Per lui il futuro è tutto in divenire, tutte le possibilità gli sono concesse e la sua vita è nelle sue mani.
Ciascun individuo lotta per accrescere l'unico dato sensibile che gli conferma d'essere in vita: il potere sull'altro. Ne nasce uno scontro volto all'accumulo di comando.
Ed è la vita a diventare terreno di conquista, far west dove espandere i confini del proprio dominio.
Il messaggio è semplice e percorre aspetti solo apparentemente distanti.
Non si deve morire.
Non morire è non mostrare i segni del tempo sul corpo. Non morire è non accettare l'inevitabile decorso biologico. Non morire ci è impossibile.
Soprattutto se si pensa che si inizia a farlo in giorno in cui si viene concepiti.
La resa è ancora una volta l'unica possibilità.

KRONOTEATRO nasce ad Albenga (Sv) nel 2004, fondato da Tommaso Bianco, Alberto Costa, Vittorio Gerosa, Gabriele Lupo, Alex Nesti, Nicolò Puppo, Matteo Tonarelli. Nel 2007 al gruppo si unisce Maurizio Sguotti. Trova il proprio fondamento nella reale e salda alleanza tra generazioni, nella collaborazione tra un professionista maturo e artisti più giovani.
Inizia la propria esperienza creativa e produttiva con l’allestimento nel 2007 del progetto FAMILIA: una trilogia teatrale su tematiche generazionali, che vede la collaborazione della drammaturga Fiammetta Carena, del danzatore Davide Frangioni, della scenografa e costumista Francesca Marsella e del musicista Enzo Monteverde. Il progetto FAMILIA inaugurato con ORFANI_la nostra casa nel 2009 e proseguito con PATER FAMILIAS_dentro le mura nel 2011 si è chiuso, compiendo la trilogia ipotizzata, con HI MUMMY_frutto del ventre tuo nell’estate 2012.

11 – 13 maggio | Elfo Puccini, sala Bausch, corso Buenos Aires 33, MILANO
Orari: lunedì/sabato ore 19.30 – domenica ore 15.30
Biglietteria: tel. 02.0066.0606 - biglietteria@elfo.org
Prezzi: Intero euro €15 - Ridotto abbonati elfo €11.50 - www.elfo.org

"EMPATIA". Alla Galleria Triphè di Roma, la collettiva d'arte contemporanea a cura di Maria Laura Perilli.


"EMPATIA"

Collettiva d'arte contemporanea
a cura di Maria Laura Perilli
10 maggio - 10 giugno 2018
Vernissage: 10 maggio ore 19:00


La galleria Triphè presenta, nella sede di Roma, la sua prima collettiva dal titolo Empatia. Con le opere in esposizione si vuole tentare una lettura dell'arte distaccata da aspetti talvolta autoreferenziali e narcisisti, per approdare ad uno scambio e ad una condivisione emozionale sia sul piano figurativo che concettuale. Sono due realtà queste che,fondendosi,potrebbero fornirci una lettura diversa dell'operato artistico. L'arte prova a proporsi come strumento teso a scardinare quella dimensione nella quale stiamo approdando sempre più: esageratamente distaccata, virtuale ed espressione di relazioni umane superficiali nonchè permeate da uno stato di liquidità. 
La scelta artistica di questa esposizione aspira a stimolare interrogativi che, al di là della immediatezza della figurazione, sondano celati messaggi concettuali. L'arte, infatti, che da sempre è un qualcosa che si tocca e si sente, comporta necessariamente,um coinvolgimento sia dell'intelligenza razionale che della emotività; proprio questa fusione,potrebbe portare ad uma lettura più esaustiva dell'opera. 
Gli artisti coinvolti sono: Salvatore Alessi, Roberta Coni, Moreno Bondi, Adriano Fida, Enrique Moya, Sara Lovari, Franco Giletta, Antonio Finelli, Giuseppe Barilaro, Marco Stefanucci, Veronica Montanino, Francesco Bancheri, Elena Uliana, Re, Davide Dall'Osso, Ma Lin, Claudio Magrassi, Li Zi, Alessio Deli, Roberta Maola, Benjie Basili Morris, Teresa Merolla, Salvatore Pellegrino, Kristina Milakovic, Arteinacciaio Cavalieri, Lorenzo Santinelli, Gianluca Sità, Salvatore Cammilleri

L'empatia intesa come capacità di coinvolgere emotivamente il fruitore con un messaggio in cui lo stesso è portato ad immedesimarsi,sottolinea la presa di coscienza e la consapevolezza di un sentire che può rigenerarsi,anche,in un particolare modo di percepire l'arte. Ecco, dunque, l'intento della collettiva:cercare di sottolineare che l'empatia può intercorrere non solo tra persone ma anche tra persone e cose.
Un quadro, una scultura, possono aiutare a rigenerare un sentire più completo, fatto sì della percezione immediata dell'immagine ma anche dell'individuazione del messaggio nascosto posto alla base del profilo concettuale dell'opera stessa. La figurazione concettuale può essere, quindi, la strada da percorrere per una rieducazione delle emozioni. L'osservatore non guarderà, quindi, l'opera con un atteggiamento permeato da puro sentimentalismo o da stupore per l'immagine, ma anche con un background del sentire più analitico e quindi utile a stimolare maggiori riflessioni. Ben venga tutto ciò perchè possa, poi, come una eco trasferirsi a tutte le sfere del sentire.

Via Delle Fosse Di Castello 2
ROMA
 

Mirta Vignatti. Nessun posto da chiamare casa. Alla galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni, in mostra le opere all'artista italo argentina Mirta Vignatti.


Mirta Vignatti. Nessun posto da chiamare casa

MOSTRA PERSONALE  
di Mirta Vignatti

a cura di Gabriella Damiani

GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA
Piazzetta Cattedrale
Centro Storico
Ostuni


INAUGURAZIONE giovedì 10 MAGGIO 2018
con la partecipazione di Monica Giovene 
con le sue Passeggiate nell'Arte
ore 19,00
dal 10 al 27 maggio 2018
Il secondo evento previsto nel calendario delle mostre della galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni per questo inizio estate è affidato all'artista italo argentina Mirta Vignatti che con la sua mostra Nessun posto da chiamare casa indaga sul senso di appartenenza a un luogo, a un posto, a un sogno.
Ecco come la stessa artista descrive la mostra:
Cosa succede quando ciò che chiamiamo casa non ci appartiene più?

Sono partita da questa domanda per sviluppare una personale ricerca fra abbandoni, sradicamenti e nuovi orizzonti. Da queste inquietudini nasce l'intimo bisogno di prendere le distanze necessarie per capire. Mentre i nostri occhi si socchiudono, il confine conosciuto lentamente comincia a svanire sciogliendosi in un bianco luce che ridisegna un nuovo territorio possibile. L'anima di quello che si chiamava casa se n'è andata da qualche parte, dove il tempo e lo spazio hanno sbaragliato le coordinate che ci donavano un certo equilibrio instabile. Quel contenitore di tutte le nostre sicurezze e fragilità diventa nella mia pittura un simbolico cubo color avorio, avvolto di luce e vento. Una casa sola con l'anima altrove. Uno spazio con una duplice missione: contenere o espellere, offrire un rifugio ovattato o trasformarsi in gabbia di un'identità soffocata. Un luogo d'arrivo e di abbandono, una sorta di ombra domestica che ci obbliga a cercare il vero posto nel mondo. Ma è proprio in quella fuga che si impara a non affezionarsi a niente e a nessuno, si osserva solo una natura che cambia. Un paesaggio che resterà sempre lì ad osservare il nostro tentativo maldestro di sentirci parte di qualcosa. Siamo isole nelle isole. Il verde smeraldo delle foglie, il grigio olivastro degli alberi, il blu intrappolato nel ghiaccio, la luce cangiante di un cielo d'inverno, il vento pungente che odora di suoni lontani ci sussurrano che questa non è una fuga. Il nostro passaggio è un semplice andare, un osservare la vita così com'è, contemplata e mai capita. Lo scenario che le mie tele tentano di svelare è tutto in questo abbandonarsi allo sguardo nello stato più puro. Una panoramica costruita con l'intuizione di un volo di uccelli, custodi naturali di nuovi confini, maestri del viaggiare, del migrare, dell'abbandono di ogni radice.

Durante l'inaugurazione della mostra ci sarà l'intervento di Monica Giovene con una sua personale visione raccontata per immagini del mondo onirico dell'artista e dei suoi maestri ispiratori.




GALLERIA ORIZZONTI ARTECONTEMPORANEA 

Piazzetta Cattedrale (centro storico)
72017 Ostuni (Br)
Tel. 0831.335373 – Cell. 348.8032506


A Cortona, la FIAF presenta la mostra fotografica antologica di Maurizio Galimberti, con 100 fotografie originali provenienti dal proprio archivio e da Collezioni private.


In occasione del 70° Anniversario della sua fondazione, la FIAF presenta la mostra fotografica antologica di Maurizio Galimberti

Per la prima volta in mostra 100 fotografie originali provenienti dall’archivio dell’Autore e da Collezioni private

Fortezza del Girifalco, Cortona (AR), Via Renato Bistacci
Dal 9 maggio al 17 giugno 2018

La FIAF, Federazione Italiana Associazione Fotografiche, associazione senza fini di lucro che si prefigge lo scopo di divulgare e sostenere la fotografia su tutto il territorio nazionale, nell’anno della ricorrenza del settantenario della sua fondazione, presenta la mostra fotografica antologica di Maurizio Galimberti, in esposizione da mercoledì 9 maggio a domenica 17 giugno 2018 presso la Fortezza del Girifalco di Cortona (Via Renato Bistacci). La mostra è organizzata nell’ambito del 70° Congresso Nazionale FIAF (Cortona, 9 – 13 maggio 2018), evento quest’anno gestito dalle Associazioni Cortona Photo Academy e Cortona On The Move.

Maurizio Galimberti, oggi considerato il massimo esponente italiano di quella corrente artistica che utilizza la fotografia istantanea per esprimere la propria creatività, espone per la prima volta in più di trent’anni di carriera 100 fotografie originali provenienti dal proprio archivio e da Collezioni private. Le fotografie esposte, tutte realizzate con il sistema Polaroid di fotografia istantanea, sono tra le più rappresentative della sua produzione.

Tipici i mosaici che hanno la particolarità di proporre il soggetto fotografato in composizioni dal formato esterno regolare, quadrato o rettangolare, composte da tante tessere o tasselli, tutti della stessa dimensione, ma di numero variabile tra un’opera e l’altra. In ognuna delle tessere viene riprodotta una parte, un frammento del tutto: nel caso specifico del ritratto, utilizzando un accessorio che permette scatti a distanza ravvicinata, ognuno dei tasselli accoglie un particolare del soggetto. L’abilità di Galimberti consiste nello scegliere la sequenza delle inquadrature, attentamente programmata, e nell’accostare le varie parti. In questo modo vengono messi in evidenza i tratti più significativi e la personalità del personaggio ripreso, rompendo la continuità visiva di volumi e proporzioni. 



In mostra, oltre ai ritratti, luoghi, architetture e studi a mosaico, anche i “ready made”: qui Galimberti non si limita ad utilizzare oggetti di uso comune prelevati dal loro contesto quotidiano e proposti come opera d'arte senza ulteriori interventi da parte dell'artista, ma si spinge oltre. Fotografa un particolare con la polaroid, lo manipola con varie tecniche e sovrappone l’immagine all’originale.

Una caratteristica di Galimberti è la sua attitudine a farsi coinvolgere dalla visione delle opere prodotte da artisti appartenenti a correnti dell’inizio del Novecento, quelle che rivoluzionarono il concetto di produzione dell’opera e i suoi valori. Il mondo artistico di Galimberti, - scrive Claudio Pastrone, direttore del Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena e curatore della mostra - è fatto di provocazioni: niente di quello che produce è come ce lo immagineremmo prima di vedere il suo lavoro, tutto quello che produce ci stupisce, ci emoziona, ci affascina”.

La mostra di Maurizio Galimberti  è inserita nella cornice della Fortezza del Girifalco sede principale delle mostre del 70° Congresso FIAF e dell’evento Cortona FotograFIAF, che racchiude anche le mostre di: Stefania Adami, Nino Migliori, Vasco Ascolini, Filippo Venturi, Matteo Ballostro, Michele Crameri, Antonella Monzoni e Augusto Cantamessa. In mostra anche immagini del contest fotografico “Per Amore” promosso da UNHCR.

Durante il 70 Congersso Nazionale FIAF, la Federazione presenterà in anteprima il volume della collana Grandi Autori della Fotografia Contemporanea 2018 dedicato quest’anno proprio a Maurizio Galimberti.

Per maggiori informazioni: segreteriacongressofiafcortona@gmail.com

FIAF
Fondata nel 1948 a Torino, la FIAF è un'associazione senza fini di lucro, attenta da sempre alle tendenze e alle istanze culturali della fotografia italiana, che si prefigge lo scopo di divulgare e sostenere la fotografia amatoriale su tutto il territorio nazionale. In oltre settant’anni di storia la FIAF non ha cambiato il suo originale intento ed oggi annovera circa 5.500 associati e 550 circoli affiliati, per un totale di oltre 40.000 persone coinvolte nelle attività dell’Associazione, accomunate dalla passione per il mondo della fotografia e a cui fornisce molteplici servizi, dai più pratici mirati al sostegno alle organizzazioni a quelli rivolti alla formazione e alla crescita culturale di ogni singolo associato. www.fiaf.net

Ufficio Stampa  FIAF
6Glab - il laboratorio di idee di SEIGRADI / Barbara Gemma La Malfa
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li.

SISYU. Satori, la percezione dello spirito. Alla Fondazione Luciana Matalon di Milano, la prima personale in Italia dell’artista e calligrafa giapponese Sisyu.


SISYU
Satori, la percezione dello spirito

a cura di Nello Taietti
testo critico di Vittoria Coen

11 maggio - 23 giugno 2018


La Fondazione Luciana Matalon ospita dal 11 maggio al 23 giugno la prima personale in Italia dell’artista e calligrafa giapponese Sisyu dal titolo “Satori, la percezione dello spirito”, che con un approccio filosofico unisce tradizione e innovazione.

L’esposizione, a cura di Nello Taietti, presenta una selezione di circa 40 opere fra cui grandi dipinti su tela che reinterpretano l’arte classica (anche quella erotica) giapponese; sculture calligrafiche sospese che proiettano le loro lunghe ombre sulle pareti dando un valore aggiunto alla tridimensionalità; una grande installazione video, che mette in scena le scritture attraverso suggestivi giochi di luci e ombre, svelano nel complesso la versatilità dell’arte di Sisyu. Nota infatti per aver incorporato la calligrafia giapponese in altre forme d'arte quali la scultura, le arti multimediali e la pittura, considera l’arte come un processo in continuo divenire in cui si uniscono e mescolano sculture, luci e ombre.

Le sue opere traspongono l’arte calligrafica in un linguaggio contemporaneo, offrendo una nuova dimensione, nuove prospettive artistiche. Lo si osserva sia negli inchiostri su carta come Shatter the Past Tear the Present (2011) in cui il tratto costituisce l’elemento dominante, sia nelle sculture in ferro Solitude (2007), You have loved me (2009) e Beauty (2011) dove gli idiomi nella loro forma tridimensionale, sospesi in aria o su piedistallo, creano ombre con le quali si istituisce un legame imprescindibile. Un dialogo che si ritrova anche nei lavori composti da acrilici su tela e da sottili sculture in ferro, che ne riprendono alcuni dettagli e forme, completandosi vicendevolmente in una visione d’insieme di forte impatto. Ne sono esempio Ukiyoe Seven (2017) che ritrae una donna truccata e abbigliata nel tradizionale stile giapponese i cui tratti del volto e la parte alta del corpo sono ripresi nella scultura antistante o analogamente in Shunga celebrates the pleasure of lovemaking (2018) dove sono rappresentati i corpi di due amanti uniti in un vorticoso abbraccio.
Afferma Vittoria Coen nel testo critico dedicato alla mostra: “Sisyu si esprime, così, con l’ausilio di media differenti, da quelli più antichi a quelli virtuali, con esiti ed effetti di forte suggestione, generata da colori accesi e da un senso della luce particolari. Le esplosioni cromatiche generate da pennellate mosse e sfumate, in cui il linguaggio calligrafico si sovrappone, ci raccontano una specie di metamorfosi che i soggetti vivono. Creature fantastiche popolano il mondo interiore dell’artista che gioca su movimenti ondulati e spiraliformi”.



Nella ricerca di Sisyu fondamentale è la fusione delle differenti tecniche espressive veicolo di energia, vitalità, in una costante tensione verso la spiritualità come sostiene il curatore Nello Taietti: “Le opere di Sisyu esprimono l’infinito partendo dal finito e rispondendo a quel bisogno di eternità di cui è espressione la vita spirituale di ognuno”. Una spiritualità che traspare da molte opere fra cui l’imponente Feasting crow, feasted crow (2017) composta da 6 pannelli (cm 175,5x370) che affronta il tema legato alla vita e alla morte; l’immagine di un corvo intento a nutrirsi allude alla lotta per rimanere in vita e rappresenta la vita stessa in contrapposizione alla morte. L’acrilico su tela dai toni molto scuri e le sculture sospese di colore rosso, contribuiscono ulteriormente a esprimere l’intensità del momento.

Tramite i suoi lavori l’artista crea un messaggio capace di raggiungere un pubblico internazionale, senza la necessità di conoscere i caratteri giapponesi e i codici calligrafici. Lei stessa parla della sua arte sottolineando come la calligrafia sia, per lei, un modo per trovare la calma nel caos della vita: "Il pennello non è facile da controllare. Hai bisogno di un elevato livello di concentrazione. Quando sei in grado di comandare il pennello, padroneggi quella concentrazione, sei in grado di liberarti da tutto ciò che ti lega. Puoi concentrarti solo su quel momento". Infine, per Sisyu la componente tecnologica è fondamentale perché, essendo il Giappone un paese di cultura e tecnologia, ritiene che combinare questi due elementi sia il modo migliore per trasmettere il suo vissuto al mondo.
La mostra gode del patrocinio del Comune di Milano, del Consolato Generale del Giappone a Milano e della Camera di Commercio e Industria Giapponese in Italia.
Accompagna l’esposizione una piccola pubblicazione con i contributi critici del curatore Nello Taietti e di Vittoria Coen.

Cenni biografici. Sisyu si dedica all’arte calligrafica dall’età di sei anni e dopo essersi trasferita a Tokyo inizia la sua carriera come artista e calligrafa professionista.
Sue mostre personali sono esposte in numerose sedi pubbliche e private internazionali; fra tutte si ricordano nel 2012 quelle in Svezia in occasione della Nobel Prize Cerimony e in Svizzera alla Riunione annuale del Forum economico mondiale di Davos; in Giappone a Tokyo espone nel 2013 al National Art Center, nel 2014 al National Museum of Modern Art e nel 2015 al Tokyo Metropolitan Art Museum. La vediamo inoltre negli Stati Uniti al Florida Morikami Museum e in Francia al Carrousel du Louvre - Museo del Louvre. In Italia le sue opere sono esposte alla Biennale di Venezia (2005/2011) e a Milano in occasione del Salone del Mobile 2014 e presso il Padiglione del Giappone per Expo 2015.
Molteplici le collaborazioni con grandi aziende, tra le quali Gucci Giappone, Japan Airlines e Shiseido che dedica all’artista una linea di make-up in edizione limitata.
Nel corso della sua carriera riceve diversi premi e riconoscimenti tra cui quelli al Salon SNBA del Carrousel du Louvre a Parigi; è riconosciuta ufficialmente dal governo giapponese e nel 2017 ha il grande privilegio di mostrare personalmente le sue opere d’arte all’imperatore e all’imperatrice del Giappone. www.e-sisyu.com/en

Fondazione Matalon
La Fondazione Luciana Matalon, situata nel centro storico di Milano, vicino al Castello Sforzesco, nasce nel 2000 dalla volontà di Luciana Matalon di creare uno spazio che sia crocevia internazionale di nuove idee, occasione di arricchimento visivo, emotivo e mentale.
La Fondazione ospita nella sua ampia sede mostre storiche e di artisti contemporanei di pittura, scultura, installazioni e fotografia. Organizza inoltre convegni, iniziative culturali, concerti e spettacoli teatrali. Nei suoi spazi sono ospitati anche eventi e iniziative che collegano il mondo delle aziende alla cultura.
Negli ultimi anni ha consolidato un rapporto speciale con l’Oriente accogliendo progetti espositivi provenienti da Giappone, Corea e Cina e promuovendo mostre di Luciana Matalon a Tokyo, Yokohama e Hong Kong.



Coordinate mostra
Titolo SISYU. Satori, la percezione dello spirito
A cura di Nello Taietti
Testo critico di Vittoria Coen
Collaborazione esterna di Giuliana Picarelli
Sede Fondazione Luciana Matalon, Foro Buonaparte 67 - Milano   
Date 11 maggio - 23 giugno 2018
Orari martedì - sabato dalle 10 alle 19. Chiuso domenica e lunedì

Ufficio stampa
IBC Irma Bianchi Communication
Tel. +39 02 8940 4694 - mob. + 39 328 5910857 - info@irmabianchi.it
testi e immagini scaricabili da www.irmabianchi.it