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venerdì 29 aprile 2016

“Untitled”. Alla Galleria Statuto13, la mostra personale della pittrice lettone Valentinaki, a cura di Massimiliano Bisazza.


“Untitled”
Mostra personale di pittura di:
Valentinaki

A cura di Massimiliano Bisazza

Opening:  1 giugno 2016 dalle h 18,30 alle h 21,00
In mostra fino al 14 giugno 2016 mattino

Presso: Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13
Via Statuto, 13 (corte int.) – 20121 Milano

Apertura al pubblico: dalle h 11 alle h 19 dal martedì al sabato



“Senza titolo” è l'incipit di un progetto che ha visto gli albori nel 2014, durante il quale la pittrice lettone Valentinaki ci ha emotivamente indotto alla riflessione sull'ecosostenibilità del nostro mare.
Con il progetto che portava il titolo di “Black Sand”  ha prodotto opere d'arte dove il colore nero (black) del petrolio perduto nei nostri mari ha portato alla morte di una parte della fauna ittica e all'inquinamento delle acque. E' proprio l'artista che ci ricorda come sin da piccola, quando viveva a Riga, in Lettonia, osservava il Mar Baltico solcato da enormi navi petroliere; senza immaginare quale dannoso “oro nero” stavano trasportando e quanto sarebbe stato nocivo se scaricato in mare a causa di un incidente.
Black (nera) è anche la Natura che muore, in contrapposizione alla sabbia (“sand” appunto, ndr.)  che ha una colorazione chiara, come la spiaggia quando è intatta, pura, senza l'abominio dell'inquinamento umano. Gli opposti (black and sand) entrano volutamente in armonia?
Solo una conchiglia, inserita nelle opere deliberatamente dall'artista Valentinaki, ci lascia un barlume di speranza, una goccia di possibilità volta ad un futuro di cambiamento proattivo se voluto da ogni singolo individuo.




Ma il progetto continua in Galleria STATUTO13, nel cuore di Brera a Milano, dove oltre ad alcune opere della precedente mostra, saranno esposte nuove opere  con cromatismi - più o meno materici - molto più chiari. Se in passato le opere astratte di Valentinaki, di chiara matrice espressionistica, viravano più verso il nero, il buio, quasi a voler rimarcare il danno ecologico creato dal petrolio; oggi tendono maggiormente a tonalità chiare e con una maggiore presenza di conchiglie....sinonimo di speranza; una finestra luminosa verso la luce emozionale.
L'idea che si percepisce è un intento positivistico dove l'artista vuole concentrare l'attenzione più sulla visione favorevole, dunque costruttiva e non ostinarsi su un dramma umano. La natura sarà dunque più presente nella nuova produzione artistica di Valentinaki e la luce protenderà ad avere la supremazia rispetto al buio. 
I piani ermeneutici hanno sempre e comunque due gamme interpretative: una materica e l'altra squisitamente estetico-filosofica; lasciando sempre il passo ad un concettualismo sintetico, originale, ibridante ma mai troppo purista o rigoroso; dunque non bisognoso di un titolo - “untitled” appunto -






Per informazioni:


Cell. +39 347 2265227



LA COPPA DEGLI DEI. A Palazzo Raeli di Floridia, 50 artisti riflettono sul rapporto tra Mitologia e Arte.

Il 5 maggio 2016 si inaugura, presso Palazzo Raeli di Floridia, via IV Novembre, la mostra collettiva di pittura, fotografia e scultura dal titolo "La coppa degli Dei. Mitologia e Arte", a cura dell' Ass. Culturale Trinacria Arte. Le opere saranno in esposizione fino all'8 maggio 2016.

Gli artisti partecipanti sono: Corrado Accillaro, Laura Alessi, Stefania Barbagallo, Lisa Barbera, Francesco Bertolo, Ciccio Buggea, Concetta Caccamo, Antonino Cammarata, Santina Cannestraro, Michele Cassarino, Daniela Cornelio, Vanessa De Grandi, Luigi Drago, Veronica Fazzina, Salvatore Fazzino, Giuseppe Freddura, Rita Gambilonghi, Elvira Garofalo, Mary Gibilisco, Maria Gionfriddo, Eleonora Giuffrida, Elisa Gozzo, Michela Grasso, Stefania Grasso, Lucilla Italia, Rossella La Ferla, Ana Maria Longo, Emanuele D.La Monica, Marisa Leanza, Anita Mangiameli, Floriana Materazzo, Salvatore Melluzzo, Carmen Monaco, Angelo Moncada, Salvo Moricca, Armando Nigro, Evelyn Piazza, Aurora Pria, Marinella Raniolo, Salvo Rizzo, Alessandro Sanfilippo, Bruno Sauza, Mario Stella, Lorenza Stringara, Luzia Tata, Maria Tata, Cetty Urso, Maurizio Villari, Rita Maimonte.

PROGRAMMA

GIOVEDI' 5 MAGGIO 2016: Vernissage con taglio del nastro alle ore 18.00
 
- Sarà presente MODELLA TV con le sue telecamere, fotografi e modelle per realizzare uno speciale televisivo ed uno ShootingArt tematico. Madrina dell'evento, la modella VALENTINA FIASCO
- Performance di Percussion Live dell'Artista PAOLO GRECO
- DIORAMA Media Patner. Presentazione mostra a cura del critico d'arte Dott. RAIMONDO RAIMONDI
- Intervento della Dott.ssa DORA D'ANDREA,esperta in arti grafiche e storia dell'arte.

OSPITI
LAURA ALESSI,Pres.Ass.A.M.P.Fiori D'Amore.
GIUSEPPE APA,Pres,Ass.Artenostop.
VITO GUARDO,Maestro Scultore.
- Coktail di benvenuto
 
DOMENICA 8 MAGGIO 2016
 
Performance dello scultore MAURIZIO VILLARI, ore 10.00
--- Cerimonia Conclusiva 8 Maggio alle ore 18.00
- Performance percussion live dell'artista PAOLO GRECO
- Performance di pittura del Maestro D'Arte SALVO RIZZO
- Consegna targhe agli Artisti partecipanti





“Relazioni Impossibili” una mostra sul rapporto tra Dino Buzzati e Santa Rita da Cascia.

Alla scoperta della Belluno di Dino Buzzati. E di un rapporto speciale  con Rita da Cascia, la santa degli impossibili.

Oggi c'è chi nel merito ha creato un'installazione – o meglio, una videoinstallazione site-specific: dal 14 maggio all'8 giugno (mart-ven 17.00-19.30 e sab-dom 10.00-12.30 e 17.00-19.30), Luigi Manciocco è esposto a palazzo Crepadona (a due passi dalla piazza principale di Belluno, piazza dei Martiri) con “Relazioni possibili”, una riflessione complessa ma immediata sul misticismo sacro, sul rapporto artistico e intellettuale che si creò tra Dino Buzzati e l'artista francese Yves Klein, e sull'influenza che la santa degli impossibili Rita ebbe su entrambi.
L'installazione si trova all'interno del Cubo di Botta, uno spazio felpato ricavato nella corte interna dell'antico palazzo sede anche della biblioteca comunale. Un'installazione suggestiva ed essenziale: tre volti che dialogano, la stigmata della santa – sulla fronte – e le api (dorate) del suo primo miracolo di bambina.
Yves Klein è uno dei più grandi artisti del XX secolo, scomparso nel 1962 a soli 34 anni. Originario di Nizza, era stato educato al culto di santa Rita in famiglia, sin da bambino. Conobbe Dino Buzzati in occasione di una sua mostra alla galleria Apollinaire di Milano, in merito alla quale lo scrittore e giornalista bellunese ebbe a scrivere un articolo per il Corriere della Sera. «Meravigliosamente insensibile alla razionalità del nostro mondo» Buzzati definiva Klein: gli piaceva molto, lo sentiva affine. E Luigi Manciocco va a indagare questa affinità, seguendo le tracce comuni al francese e al bellunese, che hanno i passi lievissimi di una santa estrema, semi sconosciuta e potentissima nel miracolo. La santa degli impossibili è il filo rosso che tiene assieme le due personalità  – anzi, le tre, se contiamo anche l'artista antropologo Manciocco – in mostra.  La curatrice dell’esposizione è Angela Madesani.
La videoinstallazione “Relazioni possibili” sarà inaugurata sabato 14 maggio alle 18. Dalle 16,30 però ci sarà un'anteprima presso il granaio di villa Buzzati san Pellegrino, in via Visome 18. È questa la casa natale dello scrittore giornalista: qui, al cospetto delle sue montagne del cuore – le Dolomiti aguzze di cui tanto fantasticava e raccontava nelle sue notti milanesi – Dino bambino trascorse la prima infanzia tra prati e crode grigio rosate. La casa è sempre qui, rosso scolorito sui cieli ora plumbei ora blu intensi che illuminano la valle su cui sorge la città di Belluno, in cui scorre gorgogliante la Piave.

Poco lontano da villa Buzzati, a Giaon parte il bel sentiero nel bosco che sale lento verso i prati spettacolari di Valpiana, in Valmorel. La prima parte della salita è una via crucis di capitelli dedicati alla santa degli impossibili. È proprio in questi luoghi che Dino Buzzati torna, alla fine della sua vita, per ricreare (a Milano, in esposizione al Naviglio) un piccolo santuario di montagna, fatto di miracoli quasi assurdi – miracoli testimoniati in coloratissimi ex-voto realizzati dallo scrittore pittore. I dipinti degli ex-voto dedicati a santa Rita sono stati trasposti in brevi racconti e sono diventati l'ultimo spettacolare libro di Buzzati, “I miracoli di Val Morel”. La passeggiata in salita verso Valmorel è da fare con il libro alla mano, godendosi le storie del gatto mammone, del Colombre, dei Vespilloni, del pettirosso gigante nei luoghi dove la maggior parte dei miracoli attribuiti a santa Rita da Buzzati sono accaduti (davvero?), tra le splendide Dolomiti Bellunesi.

Delle sue montagne di casa – la Schiara in primis: la vedete svettare provocante con la Gusela sullo sfondo blu del cielo – Buzzati era profondamente innamorato. Era anzi quasi infastidito dalla presenza delle Dolomiti da turismo, poco più in su, perché oscuravano con la loro pur meritatissima fama la bellezza delle crode e dei luoghi bellunesi: “Esistono da noi valli che non ho mai viste da nessun’altra parte. Identiche ai paesaggi di certe vecchie stampe del romanticismo che a vederle si pensava: ma è tutto falso, posti come questi non esistono. Invece esistono: con la stessa solitudine, gli stessi inverosimili dirupi mezzo nascosti da alberi e cespugli pencolanti sull’abisso, e le cascate di acqua, e sul sentiero un viandante piuttosto misterioso. Meno splendide certo delle trionfali alte valli dolomitiche recinte di candide crode. Però più enigmatiche, intime, segrete”.
Non fate quindi come i turisti più superficiali, che sgommano veloci verso Cortina d'Ampezzo e del Bellunese si godono solo la parte alta (meravigliosa): approfittate della mostra in Crepadona, immergetevi nelle “Relazioni possibili” di Manciocco e poi fate una passeggiata nel centro storico di Belluno, sotto l'affettuoso abbraccio d'erba del Serva e lo sguardo attento delle cime disposte a corona attorno alla città. Scendete al vecchio porto sul Piave – Borgo Piave – un tempo fiume di traffici, commerci e scambi ricchissimi con la Serenissima; cercate le impronte della dominazione veneziana nelle trifore delle case rosso mattone e nei palazzi del potere; seguite il gorgoglio delle acque che continuano a scorrere nelle tante antiche fontane cittadine; scovate lo splendido affresco nascosto in piazza delle Erbe; percorrete via Mezzaterra e gli altri vicoli della Belluno medievale fino alla sua porta antica, porta Rugo; prendete un caffè al sole in piazza dei Martiri dopo aver fatto un listòn (guardandovi attorno e lasciandovi guardare); fatevi guidare al Duomo dal suo campanile allampanato, dall'angelo scuro di Andrea Brustolon che sopra la cipolla sembra spiccare il volo e sfidare il dito di pietra della Gusela, in lontananza.
E poi, dopo aver visitato Belluno, uscite di un paio di chilometri fino a Giaon, con il sole ancora alto sui prati di primavera, e incamminatevi verso Valmorel in compagnia di santa Rita, dei disegni e delle parole di Buzzati. Chissà che anche a voi non capiti di beneficiare del pellegrinaggio in quota – avete forse un (bi)sogno impossibile nel cassetto?”


AIT DOLOMITI
AIT Dolomiti (www.aitdolomiti.it) è l’agenzia giornalistica di informazione turistica di Confindustria Belluno Dolomiti, che si occupa della promozione e della valorizzazione del territorio bellunese e delle sue montagne, riconosciute Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.
Agenzia di Informazione Turistica
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giovedì 28 aprile 2016

INTERVYOU. Nel privé con Sabrina Querci, intervistata da Marla Lombardo.

Photographer Credits Francesco Cascavilla, Styling Gabriele Papi 

Elegante, passionale, cinicamente ironica. Questo è quello che mi viene subito in mente se penso alla mia ospite.


Un nobile intelletto ed una personalità travolgente che ha il pregio di saperla trasmettere a chiunque le stia accanto.
Personalità onnivora, oserei dire.
Lei si nutre di tutto: di arte, di moda, di poesia, di luoghi, di gente e di vita.

C’è in lei una specie di indomita ferocia perpetuamente in lotta con l’ordine accettato delle cose che fa lei desiderare di creare all’istante piuttosto che aspettare pazientemente, rendendola, di conseguenza, intollerante alle restrizioni.
Ha in sé una bellezza iperuranica tutta sua, più potente di quanto le parole e le azioni possano comunicare.

Sum ergo Flash. Eccola immortalata, in tutta la sua presenza vibrante, in qualche scatto famoso o semplicemnte in qualche happening esclusivo, circondata da designer, fotografi e artisti della sua rete infinita di contatti, di idee e di sinapsi. Ovvero le Q.Connections.

Sabrina Querci è l'ospite di INTERVYOU, il privé di Untitled Magazine. 

ph: Andrea Varani, il primo composit

Photographer Credits Mustafa Sabbagh per Davide Bazzerla


Sabrina “musa” si nasce o si diventa? 
Si diventa per elezione.
Se io dico “iperuranio”, tu dici…
Casa.
Cos'è per te l’originalità?
Facendo delle citazioni “L’originale non è quello che non imita nessuno, ma quello che nessuno può imitare. E’ colui che fa ogni giorno qualcosa che nessun altro sia abbastanza stupido da fare. E’ brutto per la mente fare continuamente parte dell’umanità.”

Chi riconosci come tuoi simili?
Tutti quelli che sono aperti a nuovi confini in qualsiasi ambito.
Quali sono state le tue collaborazioni più importanti?
Quelle che mi hanno arricchita intellettualmente, umanamente, spiritualmente. In trenta anni di attività sono tantissime e in vari ambiti, ne cito qualcuna dimenticandone sicuramente molte altre. Vanessa Beecroft a cui  ho prestato il mio corpo, Nigel Coates amico e grande designer , John Maybury regista e continua ispirazione cerebrale, uno degli uomini che adoro di più per cultura ed ironia. Liborio Capizzi altra fonte di ispirazione, con cui collaboro anche con la mia agenzia Q.Connections,  Gianpaolo Barbieri che mi ha fotografata, Matteo Garrone che mi ha permesso di trascorrere dei bellisimi giorni ad Ariccia in un tale of tales ma soprattutto tutti i giovani e nuovi talenti in erba che chiamo i miei bimbi, che mi danno energia e linfa vitale, ultimo in ordine di tempo Michele Chiocciolini che mi ha voluta come testimonial  per la sua linea di borse.

ph: Giampaolo Barbieri per Raphael Lopez
ph: Michele De Andreis per Gentucca Bini
Tra le tue varie città, in cui hai vissuto, lavorato, amato, mangiato, ce n’è un cui sei più legata, diciamo per “affinità elettive”?
La ricchezza di cui vado più fiera, è quella di sentirmi a casa in ogni città in cui ho vissuto. Creo radici e legami che rimangono solidi negli anni per questo sono legata a Londra come a Livorno,  a Prato come a Parigi o Milano, a New York come a Firenze.  Se però devo pensare all’Eden la mia mente va ai gamberi rossi di Mazzara del Vallo da mangiare in riva al mare alla Riserva dello zingaro.

Come giudichi il paese Italia in genere?
Amo l’Italia per il cibo, i sentimenti, la cultura, la passionalità, le radici gli amici, la famiglia, l’arte e lo stile ed è per questo che ci sono tornata, la amo anche per le sue contraddizioni ed i suoi difetti.

E a Milano, dove vivi e lavori, che scena vedi? cosa sta succedendo in questa città?
Grande fermento, voglia di novità, il motore di ricerca per la partenza di una nuova Italia.

performance "TDF" Thomas De Falco

Thomas De Falco performance Museo Marino Marini, Firenze
performing for Vanessa Beecroft's VB74 MAXI Roma

Cosa accadrà in futuro? Cosa è scritto nell’agenda di Sabrina?
Ho tanti progetti aperti ed in evoluzione: un film in uscita “Babylon Berlin” girato lo scorso anno a Berlino con Stefano Garrone,  sarò mamma nel film di Andrea Zingoni “Sono angelica voglio vendetta” che tratta di un tema che mi sta particolarmente a cuore ma che per il momento non posso svelare e soprattutto seguirò le Q.Connections occupandomi della prossima fashion week e di alimentare le connessioni che porteranno a nuove e stimolanti collaborazioni.
Tre aggettivi che ti rappresentano, o ti definiscono.
Coscientemente incosciente, estremamente accogliente, cinicamente ironica.
Qual è il tuo motto?
Chi non lavora non fa l’amore.
Ed il tuo vizio preferito? O hai solo virtù?
La fiducia nella gente.
Che cosa ami di più?
I flash.
Qual è la tua più grande paura?
Essere dimenticata.

Riccardo Bagnoli per Buio Reale
La tua coscienza è più apocalittica o più integrata?
Integralittica.
Cosa fa Sabrina quando non è “Sabrina Querci”?  Come trascorri i tuoi giorni, e, soprattutto, le tue notti?
Cambia costume e cerca di raggiungere l’iperuranio.

Lacrime di Gioia" ph: Marco Pratali

ph: Martina Giachi performance by Gabriele Papi per Culinary Couture Pitti Immagine 88





Facebook Page > Q.Connections

mercoledì 27 aprile 2016

GIOVEDÌ 28 APRILE INAUGURAZIONE DEL MURALES DEDICATO A FELICE CASCIONE AL LICEO SCIENTIFICO VIEUSSEUX, IMPERIA.

Alcuni studenti del Liceo Scientifico Vieusseux di Imperia hanno realizzato una pittura murale partecipata sotto la guida dell'artista e street artist Opiemme, collaborazione promossa dal rappresentante di istituto, Edoardo Verda, e dalla preside Stefania Colicelli, e realizzata su una parete di 20mq nell'ingresso del Liceo.

L'attività si è svolta durante la settimana di interruzione delle attività didattiche, a Febbraio di quest'anno, dedicata ad attività di cogestione concertate dagli alunni con i loro insegnanti.
Il murales, realizzato nell'atrio di ingresso dell'istituto superiore, è stato dedicato alla memoria del partigiano Felice Cascione (Porto Maurizio), grande figura della Resistenza imperiese.

Felice Cascione, morto all'età di 26 anni, giovane poeta e medico ligure, neolaureato a Bologna, è ricordato per avere composto la canzone "Fischia il Vento", divenuta un celebre canto partigiano, sull'aria russa del famosa aria popolare sovietica Katyusha.

Proprio da questa canzone arriva il verso riportato al centro del murales "Nella notte lo guidano le stelle", scelta che si va ad unire alla poetica di Opiemme espressa nei lavori della serie "Vortex", ispirata alle stelle e all'universo, così come dal libro del genetista Giuseppe Sermonti "L'alfabeto scende dalle stelle".

Utilizzando stencil ,mascherine, e pennelli, gli studenti hanno seguito la realizzazione del murales dalle sue prime fasi, fino alla firma dell'opera.
Ad aiutarli, portando creatività e praticità, un'artista emergente del panorama italiano, Opiemme, conosciuto anche come "poeta della street art", epiteto attribuitogli per i suoi interventi di "poesia di strada", volti a portare poesia incontro alle persone in ambito pubblico.




 
Recentemente i lavori dell'artista sono stati esposti a Barcellona (Swab Fair) e Parigi (Urban Art Fair).
I suoi murales trovano spazio alle diverse latitudini, da Bueno Aires in Argentina fino alla Thailandia. A Gdansk (Polonia) ha dipinto una facciata di un palazzo alta 30 metri commemorando la poetessa Wislawa Szymborska.
Proprio in Polonia tornerà nel Settembre 2016 per il festival Urban Forms di Lodz, mentre due mostre di "Vortex" saranno ospitate nei prossimi mesi dalla Pinacoteca di Follonica, e dal Comune di Ravenna.

Il giorno 28 Aprile alle ore 14, presso l'"Aula blu" del Liceo “G.P. Vieusseux” di Imperia, si terrà l'inagurazione della parete dedicata a Felice Cascione e prodotta dagli allievi del Liceo in collaborazione con lo street artist Opiemme.
Cogliamo l'occasione per invitarLa a tale inziativa che sarà preceduta da un breve seminario sulla Resistenza.

WOLFMOTHER. NUOVO ALBUM E TOUR PER LA BAND DI ANDREW STOCKDALE.

A quasi due anni di distanza dall’ultimo concerto italiano, i Wolfmother tornano sulla penisola per presentare il nuovo lavoro in studio Victorious, uscito a febbraio per la Universal Music. L’unico appuntamento italiano del Gypsy Caravan Tour è fissato per domenica 8 maggio 2016 all’Alcatraz di Milano. I biglietti sono disponibili sul circuito Ticketone e nei punti vendita Vivaticket.
Victorious è il quarto album di studio per la formazione australiana, che quest’anno festeggia i sedici anni di attività costellati da grandi riconoscimenti tra i quali l’ingresso nella UK Music Hall Of Fame e la partecipazione a tutti i maggiori festival mondiali tra i quali Coachella, Lollapalooza, Reading e Leeds, oltre ad aver aperto concerti delle icone del rock Aerosmith e AC/DC. Il frontman Andrew Stockdale ha iniziato a lavorare all’album lo scorso gennaio nel suo studio di registrazione nel New South Wales, componendo su tutti gli strumenti e utilizzando lo stesso approccio creativo già sperimentato dieci anni fa con l’album d’esordio della band. «All’inizio suonavo chitarra, basso e batteria, poi sottoponevo le idee al resto della band e lavoravamo insieme agli arrangiamenti», ha dicharato il cantante e chitarrista, «Ho pensato che sarebbe stato bello ricominciare a suonare tutto per fissare su un demo le mie idee. È un buon modo di lavorare, perché si riesce a ottenere uno stile ben amalgamato».
Oltre a cantare sul nuovo album, Stockdale ha registrato le tracce di chitarra e basso e si è avvalso della collaborazione dei batteristi Josh Freese (Nine Inch Nails, Bruce Springsteen, A Perfect Circle) e Joey Waronker (Beck, Gnarls Barkley, REM), e del pluripremiato produttore Brendan O’Brien (Pearl Jam, Soundgarden, Bruce Springsteen). Il risultato, nelle parole di Stockdale, è decisamente interessante: «Volevamo un sound corposo, bilanciato tra energia garage e un grande lavoro di produzione. È selvaggio ed energico, perfetto per un festival!».
Il concerto dei Wolfmother sarà introdotto dall’opening act degli Electric Citizen, rock band di Cincinnati che il prossimo 13 maggio pubblicherà per la RidingEasy Records il secondo lavoro discografico, Higher Time.


WOLFMOTHER + Electric Citizen
GYPSY CARAVAN TOUR

Domenica 8 Maggio 2016
Milano, Alcatraz – via Valtellina, 25
Posto unico in piedi: € 28,00 + prev.

Ufficio Stampa Barley Artsnina.molicafranco@barleyarts.com                    
Info: www.barleyarts.com                    
tel 0236744542         
FB: 
www.facebook.com/barleyartspromotion    

Alla Galleria Roma di Siracusa, le fotografie "fuori orario" di Daniele Aliffi, a cura di Salvatore Zito.


Daniele Aliffi, fotografo siracusano, ha convissuto con la macchina fotografica gran parte della sua vita, reporter per varie testate giornalistiche locali già dagli anni 80 ha immortalato eventi e fatti di cronaca della città per più di vent’anni. Le foto in mostra non sono però quelle del professionista reporter, bensì quelle del fotografo appassionato del suo mestiere. Sono gli scatti che istintivamente un fotografo realizza quando l’attimo è stato già colto dal cervello prima ancora dell’apparecchio fotografico e a volte ancor prima che accada, in una sorta di visione premonitrice.
Reporter per passione, si sceglie questo mestiere normalmente per caso. Un mestiere in cui ci si trova dentro quasi sempre a partire dall'entusiasmo consapevole di saper usare una macchina fotografica, per farne un lavoro, per tirarci fuori quei pochi soldi che poi finiranno in costosi obiettivi e corpi macchina tecnologicamente avanzati. Gli anni '80, il periodo in cui sono state realizzate le foto in mostra, erano ancora gli anni dell'analogico e il fotografo di giornale doveva, allora obbligatoriamente, barcamenarsi tra gli sviluppi delle pellicole e le bacinelle della personale Camera Oscura. Non c'era allora tecnologie “smart” da utilizzare per inviare in redazione, in tempo reale, le immagini da pubblicare e non c'era soprattutto il computer per aggiustare, schiarire, scurire raddrizzare e rendere insomma accettabile una foto partita male. Negli anni '80 tutto questo era ancora pura fantascienza.
O si era bravi o nisba. O si coglieva l'attimo (con cognizione di causa e riflessi prontissimi) o quell'attimo si era perso per sempre. Soprattutto si era persa la possibilità di vendere la foto o le foto che per qualche motivo (fatalità) non erano "riuscite", vanificando spesso intere giornate di lavoro. Erano i rischi del mestiere, ma era soprattutto la sfida da affrontare giorno dopo giorno. Non solo per i fotoreporter. Tutti i fotografi si misuravano in questa sfida, da quelli che si dedicavano ai matrimoni a quelli che eseguivano ritratti in studio. Il controllo doveva essere totale e la concentrazione massima, guai se non si agganciava bene il rullino al caricatore e guai se non si avevano con sé rullini a sufficienza.
Una lotta contro il tempo e l'imponderabile dove però qualcosa accadeva di tanto in tanto fuori dalla routine, e così mentre l'onorevole di turno proclamava ad alta voce le solenni bufale di turno, poteva accadere qualcos'altro che con l'onorevole non c'entrava niente, proprio lì, in quel momento, ma era qualcosa che il fotografo (per passione) non avrebbe mai tralasciato, avendo tra le mani lo strumento per registrare la poesia di un altro evento, più vero e importante dei discorsi degli onorevoli. Sono queste le fotografie di Aliffi che Fototeca Siracusana propone in questa minima mostra di poesie visive, in cui il reporter narra la sua città con il linguaggio della fotografia e Aliffi lo fa con la chiara serenità che lo contraddistingue, senza artifici e fastosità, raccontando semplicemente la storia di una città come tante in cui persone come tante vivono la loro vita cheprorpio perchè come tante altre nessuno racconta, tranne il fotografo che ne sa cogliere il valore e l'importanza per mostrare al mondo (o a sé stesso) la meravigliosa esperienza della normalità. 
(Gino Carpi)

 FUORI ORARIO
Daniele Aliffi Fotografie

Dal 29 aprile al 19 giugno 2016
Inaugurazione: Venerdì 29 aprile 2016 alle ore 18:30
Presenta l'autore Salvatore Zito, Responsabile Fototeca Siracusana
Galleria Roma - Piazza San Giuseppe, Siracusa

 

Al Teatro Verdi di Milano, "NELLA STANZA DI MAX" spettacolo della Compagnia Bàbu teatro danza.


“NELLA STANZA DI MAX”
di
Bàbu teatro danza

Spettacolo di teatro del movimento per bambini dai 5 anni
Liberamente ispirato all'opera di Maurice Sendak
alla luce della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza

Mercoledì 4 maggio h 19.30 - Teatro Verdi, Milano
Nell’ambito di SEGNALI 2016 - Festival Teatro Ragazzi

Mercoledì 4 maggio, alle ore 19.30 al Teatro Verdi di Milano, andrà in scena “Nella stanza di Max” della Compagnia Bàbu teatro danza, spettacolo selezionato per la 27° edizione di SEGNALI 2016 - Festival Teatro Ragazzi.
“Nella stanza di Max” si ispira all’opera di Maurice Sendak, considerato uno dei più grandi illustratori di storie per ragazzi del '900, e affronta temi riconducibili ai diritti dei bambini e dell’adolescente così come declinati nella Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza.


Max è simile ai giovani spettatori seduti in platea: è un bambino del nord del mondo, ha cibo, istruzione, un tetto, cure quando è malato e, in questo spettacolo, farà un viaggio nel suo inconscio, alla scoperta della sua identità che si costruisce nello scoprire, desiderare, rivendicare, i suoi diritti.
Dopo avere lungamente ‘navigato’ nella sua mente, Max raggiunge un’isola abitata da strane creature selvagge e affronta quei “mostri” fissandoli dritto nei loro occhi gialli. Usando la dialettica del corpo e delle parole, riesce a convincere quelle creature a non mangiarlo, a non tagliarlo un pezzettino per volta e, una volta confermato il suo diritto ad esistere e alla sua integrità, riesce a farsi proclamare Re della Terra delle creature selvagge.
Dopo avere giocato, danzato e aver domato le creature selvagge, Max sentirà una grande nostalgia di casa. Un buon profumino lo guida a ritroso fino alla sua stanzetta dove troverà ad attenderlo un buon piatto di minestra calda.

Nota degli autori - Troviamo estremamente attuale l'opera di Sendak, e in particolare Nel paese dei mostri selvaggi, perché abbraccia l'immaginario del bambino entrando nella complessità del suo inconscio, senza celarne la surrealtà, nè i legami tra personaggi onirici e persone della vita reale. Crediamo possa incontrare, con sfumature differenti, la fantasia dei bambini e quella degli adulti.
Perché uno spettacolo sui diritti dell’infanzia | “Art.8 Hai diritto ad avere una tua identità.” (Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza). Pensiamo che in un momento storico come quello in cui i bambini stanno crescendo, affrontare le proprie creature selvagge, con coraggio e non con violenza, per conquistare se stessi e i propri diritti, invece che un castello-telefonino sia un messaggio necessario. Per questo abbiamo sentito la necessità di affrontare queste tematiche attraverso uno spettacolo che è rivolto ai bambini ma accompagna anche il pensiero degli adulti.

CREDITI - Autori Elisabetta di Terlizzi, Francesco Manenti, Daina Pignatti e Laura Tondelli. Interpreti Elisabetta di Terlizzi, Francesco Manenti, Daina Pignatti, Emanuel Rosenberg. Costumi Laura Pennisi e Oro-Nero Creazioni Modena. Oggetti di scena Francesco Manenti. Le voci dei mostri Olgaproduzioni. Produzione Bàbu teatro danza, Associazione Sosta Palmizi, Associazione Cà Rossa. Con il sostegno di Unicef Bologna  e con il contributo del Comune di Bologna.



Info e prenotazioni:
Teatro del Buratto tel. 02 27002476
Elsinor Teatro Sala Fontana tel. 02 69015733
Associazione Sosta Palmizi tel. 0575 630678 email info@sostapalmizi.it | www.sostapalmizi.it