STAY COOL. BE SOCIAL.

lunedì 19 giugno 2017

Al Rione Esquilino di Roma, al via la Festa di San Giovanni, ispirata ai temi della convivialità e della solidarietà.

FESTA DI SAN GIOVANNI
 
23 giugno, a partire dalle ore 19.00
Via di San Vito, Arco di Gallieno (Rione Esquilino)
Metro Vittorio Emanuele

L’Associazione Lumen Gentium Onlus insieme ad un gruppo di associazioni e privati cittadini del Rione Esquilino daranno di nuovo vita, a partire da quest’anno, ad una delle feste popolari rionali più antiche di Roma storicamente più amate e più partecipate, la Festa di San Giovanni.
La location scelta per quest’anno è il delizioso spiazzo anti e retrostante l’antico Arco di Gallieno, altresì detto Porta Esquilina e la Chiesa dei Ss. Vito e Modesto.
La Festa, patrocinata dal Municipio Roma I Centro, è ispirata ai temi della convivialità e della solidarietà, saranno infatti ospitati gli stand di Caritas e delle Associazioni Noi di Esquilino, Arco di Gallieno, Genitori Di Donato, costantemente impegnate anche sul recupero del territorio e gli introiti della serata saranno destinati all’Associazione Genitori Scuola Di Donato (scuola molto impegnata nel sociale e sensibile al tema della multiculturalità visto che gli alunni della stessa rappresentano in armonia tutte le etnie presenti nel territorio) che in occasione della serata illustrerà il progetto di doposcuola portato avanti.
Il Programma culturale prevede a partire dalle 19 (inizio ufficiale della festa) all’interno della chiesa Chiesa dei Ss. Vito e Modesto l’esibizione del Coro di Piazza Vittorio, diretto dal maestro Giuseppe Puopolo, con la partecipazione del Piccolo Coro di Piazza Vittorio di due brani molto suggestivi,  Requiem di Gabriel Fauré e Little jazz mass di Bob Chilcott.
Dalle ore 20.30 alle 23.30, nello spazio antistante la Chiesa, musica e canto di accompagnamento di danze popolari della tradizione italiana, a cura dell’associazione Danze di Piazza Vittorio e pezzi di musica popolare italiana con voce e musica di accompagnamento.
In occasione della festa, la Chiesa riaprirà la suggestiva Cripta di San Vito (già aperta pochi giorni fa dopo anni di scavi iniziati ed interrotti a più riprese), con antiche porzioni di mura del VI secolo a.C. e resti architettonici del primo ambiente del IV secolo d.C. e alle testimonianze delle sepolture cristiane disposte ai margini della strada romana e della fase medievale della prima chiesa che sarà possibile visitare accompagnati da una guida.
Per tutta la durata della festa i partecipanti, ricordando che quella è anche la Notte delle streghe, potranno incontrare la Strega Avrahkadabra che, tra riti e sibille, mescolerà nel calderone fumante messaggi e previsioni da dare ad adulti e bambini e si potranno ascoltare interessanti letture inerenti al tema, mentre una simpatica Stregona gonfierà palloncini per tutti i bambini, quelli di oggi e quelli di una volta…e poi ci saranno le sorprese, quelle da scoprire durante l’evento!
Le lumache poi…loro sono tra le protagoniste della Festa di San Giovanni. Come da tradizione sono diventate il piatto popolare della festa ma non saranno da sole! Un ricco e variegato programma gastronomico, davvero per tutti i gusti e regimi alimentari, delizierà i palati dei partecipanti rendendo questa serata l’emblema della convivialità.

La parte gastronomica è a cura di: Machiavelli’s club, Radici – Pizzicheria Salentina, Salotto Caronte, Ristorante da Mario, tutte realtà gastronomiche del rione Esquilino, così come il forno del pane, ovvero Panella. Per il vino la Fattoria CapalBio (il vino toscano prodotto da abitanti del Rione Esquilino) mentre la birra viene da birrificio artigianale. Ci saranno inoltre i famosi Sanpietrini della gelateria Fassi.


Ufficio Stampa: Paola Morano
Tel. 3289363863

OUR PLACE IN SPACE. Mario Vespasiani in tour con la grande mostra della Nasa.

L’artista marchigiano Mario Vespasiani è tra i protagonisti della grande mostra “Our place in space 11 artists inspired by Hubble Space Telescope images” che dopo Venezia, con i suoi 30 mila visitatori è in corso a Chiavenna, a cura di Antonella Nota e Anna Caterina Bellati, dove vengono presentate le sue intuizioni ispirate alla volta celeste.
Il marchigiano Vespasiani espone insieme agli artisti: Antonio Abbatepaolo, Marco Bolognesi, Paola Giordano, Ettore Greco, Mario Paschetta, Alessandro Spadari, Marialuisa Tadei, Sara Teresano, Dania Zanotto ed Alberto Salvetti. Si tratta di un progetto artistico/scientifico/ culturale di grande interesse e rilevanza nell’ambito della cooperazione internazionale Esa/Nasa.
Infatti astronomia e arte sono a colloquio nell’esposizione ispirata alle immagini di Hubble Space Telescope. Per 26 anni il telescopio spaziale Hubble — missione congiunta NASA ed ESA — ha espanso i nostri orizzonti cosmici. Grazie alle sue innumerevoli immagini, Hubble ha svelato nel dettaglio la bellezza, la meraviglia e la complessità dell’Universo, mettendole a disposizione del grande pubblico.
Our Place in Space propone un viaggio visivo mozzafiato attraverso il nostro Sistema Solare fino ai confini dell’Universo conosciuto, sottolineato dalla percezione interpretativa di 10 artisti italiani che hanno tratto ispirazione dagli scatti di Hubble Space Telescope.  Hubble non ha solo compiuto innumerevoli scoperte astronomiche, ha anche avvicinato l’astronomia al grande pubblico soddisfacendo la curiosità, accendendo l’immaginazione e producendo un forte impatto su cultura, società, arte.
Our Place in Space offre l’opportunità di ammirare alcune celebri immagini scattate da Hubble, a partire da quelle del nostro vicinato cosmico — le Facce di Marte, la Grande Macchia Rossa di Giove, le intense Aurore di Saturno — fino a una strabiliante selezione di vastissime Galassie, affascinanti Nebulose e particolari fenomeni astronomici. Oltre a questa esibizione scientifica dell’Universo, la mostra propone le installazioni di alcuni noti artisti italiani che hanno realizzato dipinti, sculture e installazioni site specific, ispirandosi alle meraviglie viste dagli occhi di Hubble. La fusione di scienza e arte propone all’osservatore una visione diversificata dello spazio intorno a noi e della sua comprensione. Dopo la prima tappa a Venezia, Our Place in Space si presenta nell’antica cittadina di Chiavenna (SO).

 
In seguito sarà ospitata presso l’ESO Supernova Planetarium & Visitor Centre di Garching, Monaco di Baviera, Germania. Ulteriori tappe sono previste in altre città europee, negli Stati Uniti d’America e in Australia.  





OUR PLACE IN SPACE 11 Artists inspired by Hubble Space Telescope images  
a cura di / curated by Antonella Nota e Anna Caterina Bellati

Artisti / Artists
Antonio Abbatepaolo Marco Bolognesi Paola Giordano Ettore Greco Mario Paschetta Alessandro Spadari Marialuisa Tadei Sara Teresano Mario Vespasiani Dania Zanotto Alberto Salvetti

Comitato Scientifico / Executive Committee
Ken Carpenter, NASA HST - Lars Lindberg Christensen, ESO - Carol Christian, STScI - Roger Davies, University of Oxford - UK Mathias Jäger, ESA/Hubble - Hussein Jirdeh, STScI
Organizzazione Generale / General Organisation
Antonella Nota, ESA/STScI Anna Caterina Bellati, Bellati Ed. Lars Lindberg Christensen, ESO Mathias Jäger, ESA/Hubble Valentina Schettini, ESA/Hubble
CATALOGO BELLATI EDITORE Info: www.spacetelescope.org www.stsci.edu www.bellatieditore.com

UN PROGETTO DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE ESA/NASA
Astronomia e Arte a colloquio nell’esposizione ispirata alle immagini di Hubble Space Telescope.
Per 26 anni il telescopio spaziale Hubble — missione congiunta NASA ed ESA — ha espanso i nostri orizzonti cosmici. Grazie alle sue innumerevoli immagini, Hubble ha svelato nel dettaglio la bellezza, la meraviglia e la complessità dell’Universo, mettendole a disposizione del grande pubblico. Our Place in Space propone un viaggio visivo mozzafiato attraverso il nostro Sistema Solare fino ai confini dell’Universo conosciuto, sottolineato dalla percezione interpretativa di 10 artisti italiani che hanno tratto ispirazione dagli scatti di Hubble Space Telescope.

CHIMERE. Pergine Spettacolo Aperto. Dal 7 al 15 luglio 2017 la kermesse che animerà la scena trentina.

Tra questi paesaggi l’anima vaga,
sparisce, ritorna, si avvicina, si allontana,
a se stessa estranea, inafferrabile,
ora certa, ora incerta della propria esistenza,
mentre il corpo c’è, e c’è, e c’è
e non trova riparo.
- Wisława Szymborska  -
 
Le chimere, mostri mitologici con corpi di animali diversi, sono ciò che meglio rappresenta la condizione lacerata dell’essere umano, la sua impossibilità a riconoscersi come creatura completa, capace di restituire un’immagine integra di sé. Una suggestione simbolica da cui Pergine Spettacolo Aperto trae spunto per esplorare senza pregiudizi una delle questioni attualmente più controverse: l’identità di genere.
L’amore, la sessualità, la ricerca e il riconoscimento del Sé attraverso l’altro costituiscono la radice stessa dell’individuo e al contempo un mistero che nella sua imperscrutabilità genera un terreno fertile per il consolidarsi di luoghi comuni e tabù. Valori, convinzioni e visioni del mondo vengono così facilmente incorporati da stereotipi che finiscono per deformare il reale e ci rendono incapaci di capire chi abbiamo di fronte.
Cosa significa allora ripensare i ruoli di genere oggi? Come si stanno trasformando i paradigmi culturali legati alle funzioni del maschile e del femminile? E cosa vuol dire sentirsi uomini e donne nella nostra società?
Dal 7 al 15 luglio spettacoli, performance, talks, laboratori, installazioni e molto altro ancora animeranno il centro storico di Pergine Valsugana. Alla ricerca delle nuove chimere del mondo contemporaneo. 

Tra le proposte dell’edizione 2017 segnaliamo il nuovo lavoro (unica data prevista) di GIULIANA MUSSO Odiare Medea. Il sogno del patriarcato, uno studio teatrale in forma di lettura scenica sul sistema culturale di fatto tuttora predominante nella nostra società che riprende, arricchendolo di ulteriori contributi, un precedente testo della stessa Musso, La città ha fondamento sopra un misfatto (2010). 

 
La compagnia croata BACAČI SJENKI (SHADOW CASTERS) diretta dal geniale BORIS BAKAL presenta invece la Nuova Produzione MALE-FEMALE/ Un gioco di ruolo per maschi e femmine, spettacolo in cui sia performers (6 attori professionisti selezionati in Italia) sia pubblico vengono divisi secondo il genere, con lo scopo di destrutturare stereotipi e luoghi comuni. Sul meccanismo di identificazione gioca anche Body swap, un progetto di Open Source Art realizzato dal gruppo internazionale di ricercatori BEANOTHERLAB. Il progetto offre un'esperienza di “impersonificazione virtuale”, tecnica neuroscientifica in cui colui che indossa la macchina può provare l’esperienza di essere in un altro corpo. Nuova commissione del festival a CIRCOLO BERGMAN (IT, Milano) è anche l'audioguida partecipata (Pergine, Via San Pietro 4) che condurrà il pubblico a riscoprire e rivivere le condizioni di uomini e donne che soggiornavano e lavoravano all’interno dell’enorme complesso manicomiale di Pergine, che ha segnato la vita economica e sociale della cittadina per oltre un secolo.  Tra le proposte di compagnie teatrali particolarmente innovative per la prima volta in provincia Variabili umane della Compagnia teatrale ATOPOS (vincitrice nel 2010 del Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti”), che analizza i concetti di maschile e femminile attraverso il coinvolgimento e l’inclusione di persone di identità di genere diverse (uomini, donne e transgender); Geppetto e Geppetto (premio UBU2016 migliore novità italiana o ricerca drammaturgica, premio Hystrio-Twister 2017) di TINDARO GRANATA ispirato dalle paure della gente sui figli nati da coppie omosessuali, DragPennyOpera di NINA’S DRAG QUEENS, feroce riscrittura en travesti di The beggar’s Opera di John Gay su cui si basa l’Opera da tre soldi di Brecht. Nell’ambito del progetto europeo “A Manual on Work and Happiness”, coordinato dai portoghesi Artemrede Teatros Associados e di cui Pergine Spettacolo Aperto è partner, verrà prodotto nelle giornate di chiusura del festival uno “show-meeting” di livello internazionale,  affiancato da laboratori e “oziatori” specifici, sulle interazioni tra pari opportunità, felicità, lavoro, creazione artistica: il programma coinvolgerà studiosi, curatori e artisti, riconoscendo la necessità di ripensare la natura del rapporto tra lavoro e felicità da un punto di vista multidisciplinare.  Ancora in tema identità e differenze tornano a Pergine i romani DYNAMIS con iD, performance per un solo spettatore e ATELIERSI con Isola e sogna, un report in forma di concerto su Giusi Nicolini, Sindaco di Lampedusa, e sull’esercizio del potere nell’isola degli sbarchi e delle tartarughe. 



 
Tra i vincitori del Bando Open 2017, dedicato al sostegno delle nuove creazioni contemporanee segnaliamo Diario Blu (E) di TITTA COSETTA RACCAGNI, video-installazione autobiografica sulla difficoltà nel riconoscere ed esprimere la propria identità in età adolescenziale, Spazi per corpi in attesa di trasformazione di CLARA LUISELLI, Wordless di MONA MOHAGHEGHI, ME|3T di TOBIA ZAMBOTTI. E ancora molte iniziative collaterali, talks con gli artisti, attività per famiglie sul tema dell’identità di genere, installazioni al femminile, proiezioni e dj-set.

Pergine Spettacolo Aperto
Il nostro teatro è la città stessa, sono i suoi spazi dimenticati, gli appartamenti privati, gli edifici dismessi, le sale consigliari, i cortili e le piazze. Questo è, prima di tutto, Pergine Spettacolo Aperto: un'esperienza di incontro, di relazione e di condivisione. In buona sostanza: un gioco
Punto di riferimento per lo spettacolo dal vivo e per pratiche performative sperimentali e di ricerca, Pergine Spettacolo Aperto trae da oltre quarant’anni la sua linfa vitale dal luogo che lo ospita, in costante dialogo con la comunità e gli spazi del paesaggio urbano.  Il festival è centro propulsore di nuove creatività legate ad ambiti disciplinari diversi e a modalità di produzione e linguaggi espressivi innovativi. Un particolare sostegno agli artisti e alle compagnie emergenti viene dato ogni anno attraverso il Bando Open///Creazione Contemporanea.

ufficio stampa nazionale
Veronica Pitea
+ 39.339.8881527
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giovedì 15 giugno 2017

Al Teatro Elfo Puccini di Milano in scena "Vedi alla voce alma", uno spettacolo Nina's Drag Queens.


19/23 giugno | sala Bausch

Vedi alla voce alma
uno spettacolo Nina's Drag Queens
drammaturgia e interpretazione Lorenzo Piccolo
regia Alessio Calciolari
disegno e realizzazione luci Andrea Violato
elementi di scena e costume Rosa Mariotti
sound design Silvia Laurenti, restauro sonoro Matteo Lo salvo
tutor Daria Deflorian nell'ambito della residenza artistica: Fuori Zona / Officina LachesiLAB
produzione Aparte – Ali per l'Arte
co-produzione Danae Festival con il sostegno di Fondazione Cariplo, nell'ambito del progetto f-Under 35, Next
si ringrazia Itfestival, progetto Open It

Vedi alla voce Alma, presentato nell’ottobre scorso a Danae Festival, è il primo esperimento di spettacolo solista da parte delle Nina’s Drag Queens, che ha sempre lavorato su un'idea di ensemble. Idealmente, è il primo di una serie. Questo progetto prevede un filone di “stanze”, di solitudini femminili, con piccoli spettacoli-assolo che esaltino le peculiarità interpretative delle diverse anime del gruppo. L’idea della compagnia è di unire tante e diverse solitudini in un unico spettacolo.
Sola in scena coi suoi fantasmi, una donna che donna non è, divisa tra l’amore e il disamore, tra la tragedia e la farsa, tra le grandi muse e le piccole massaie. Tenuta in vita da un filo sottile, il filo di un telefono.
Lo spettacolo è un monologo/melologo per drag queen solista. Prende le mosse da La voce umana di Jean Cocteau, dalla sua trasposizione in opera lirica, musicata da Francis Poulenc, ma anche da un fatto realmente accaduto. La bella e volubile Alma Mahler, musa di tanti artisti del novecento, ebbe una tormentata relazione con il pittore Oscar Kokoschka. Questi, da lei abbandonato, ne fece costruire una bambola a grandezza naturale. Visse con la bambola, la ritrasse, le assegnò una cameriera, la portò in pubblico, finché un giorno, ubriaco, decise di dare un epilogo tragico alla vicenda. Un amore assurdo, violento, epico.
La protagonista de La voce umana, al contrario di Alma, è una donna senza nome, senza identità. Niente di eroico in lei, niente di speciale: questa donna è, sottolinea Cocteau, una “vittima mediocre”. Quest’atto unico è la semplicità portata all’estremo: un interno, una donna, un telefono, l’amore. Eppure è diventato un vero e proprio topos, ha cambiato per sempre la storia del teatro e delle attrici. Perché? Forse perché contiene qualcosa di non pacificato. La tragedia, probabilmente non definitiva, di un mondo non pensato per creature di sesso femminile, la freddezza con cui a volte si liquida il sentimento puro, l'emozione che non riesce a trattenersi.
“Davanti al letto, per terra, è sdraiata una donna, come assassinata. L'autore vorrebbe che l'attrice desse l'impressione di perdere il sangue come una bestia ferita, di terminare l'atto in una camera piena di sangue”. La “scena del crimine” che Cocteau presenta in questa lunga didascalia è il punto di partenza, il campo d'azione della storia e al tempo stesso dell'attore/attrice che la racconta. Mentre la vicenda prosegue e si dipana nel corso della telefonata (resa in playback a sottolineare come sia un “oggetto d'arte”) si muovono in trasparenza i fantasmi di Oskar Kokoschka e Alma Mahler, ma anche di Jean Cocteau e Edith Piaf, e di muse e di artisti di ben più bassa levatura.
È un lavoro a comporre e scomporre materiali. Come afferma lo stesso Cocteau: “Non si tratta qui di risolvere alcun problema psicologico. Si tratta di risolvere questioni di ordine teatrale”.

«Non mancano bravura interpretativa, adattamento drammaturgico, felici tradimenti del testo, indovinate scorribande poetiche intorno all’opera con playback esilaranti e tecnicamente perfetti. (...) Vien voglia di vedere almeno un’altra ora e mezzo di spettacolo».
Martina Parenti, Lo Sguardo di Arlecchino


Elfo Puccini Sala Bausch, corso Buenos Aires 33, Milano 
Orari: lunedì/venerdì ore19:30  
Prezzi: Intero € 32.50, Ridotto € 17, Martedì € 21,50 
Prenotazioni e prevendita: tel. 02.0066.06.06, www.elfo.org

martedì 13 giugno 2017

A Brescia la presentazione del volume "FRANCA GHITTI" a cura e con saggio introduttivo di Elena Pontiggia, Skira editore.


SALA CONFERENZE del MUSEO di SANTA GIULIA
Brescia, via Piamarta 4

Presentazione del volume
FRANCA GHITTI
a cura e con saggio introduttivo di Elena Pontiggia
Skira editore

lunedì 19 giugno 2017, ore 18 - cocktail

intervengono
Massimo Minini, Presidente di Brescia Musei
Luigi Di Corato, Direttore Brescia Musei
Cecilia De Carli, Storica dell’Arte, Università Cattolica, Milano
Fausto Lorenzi, Giornalista e Critico d’Arte

sarà presente
Elena Pontiggia, Storica dell’Arte,  Accademia di Belle Arti di Brera



La Sala Conferenze del Museo di Santa Giulia a Brescia accoglie lunedì 19 giugno la presentazione del volume monografico della scultrice Franca Ghitti edito da Skira, a cura e con un importante saggio introduttivo di Elena Pontiggia.

L’evento è organizzato dalla Fondazione Archivio Franca Ghitti, da Brescia Musei e da Skira e prevede l’intervento di Massimo Minini, Presidente di Brescia Musei; Luigi Di Corato, Direttore Brescia Musei; Cecilia De Carli, Storica dell’Arte, Università Cattolica, Milano; Fausto Lorenzi, Giornalista e Critico d’Arte; Elena Pontiggia, Storica dell’Arte, Accademia di Belle Arti di Brera.
Alla presentazione partecipano inoltre Arianna Baldoni, docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso lo IED di Como che da anni lavora al catalogo generale dell’artista, in collaborazione con Marco Meneguzzo; l’architetto Giovanni Cadeo dello Studio Cadeo di Brescia, che con una riproduzione di immagini illustra il progetto di ristrutturazione del fabbricato che sarà sede dell’Archivio Franca Ghitti, cui si dedica dal 2013.
Sono presenti anche il regista Davide Bassanesi con la proiezione del trailer del documentario “Franca Ghitti. Il film”, che ripercorre i momenti più significativi della vita della artista, il fotografo Fabio Cattabiani, autore della maggior parte delle fotografie nel volume che per l’occasione mostra una gallery significativa e Pier Matteo Ghitti, Amministratore Delegato della Barone Pizzini, co-sponsor del volume.

La monografia traccia il percorso artistico di Franca Ghitti (1932-2012), scultrice di fama internazionale, dagli anni cinquanta alla sua scomparsa, le cui opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e i Musei Vaticani.  
Ne scaturisce una lettura globale dell’opera dell’artista che ha inizio in Valle Camonica, sua terra di nascita a cui rimane significativamente legata durante il corso di tutta la sua vita; il libro ripercorre le tappe più significative - dagli studi artistici a Milano, a Parigi e Salisburgo, all’esperienza degli anni trascorsi in Africa fino alle mostre internazionali - da cui emerge il ciclico ritorno alle origini e alla sua terra, che la sprona a continui studi, approfondimenti e ricerche.
In un intreccio che offre uno spaccato curioso e al contempo molto interessante, l’avvincente volume mette il lettore in contatto diretto con il personaggio e con la società artistica e intellettuale dell’epoca.

Molto attenta alla scelta dei materiali, Franca Ghitti predilige soprattutto quelli legati alla terra e al mondo del lavoro, fra cui vecchie assi di legno e avanzi di segheria, successivamente utilizza anche il ferro e i metalli, recuperati nelle antiche fucine della Valcamonica, come stampi, ritagli, tondini, chiodi, polvere di fusione, ma anche scarti di lavorazione delle industrie metalliche.
La sua espressività, incentrata sulla ricomposizione, restituisce ai materiali nuova energia e profondi significati; un linguaggio essenziale e concreto, legato alle linee, alle forme, alla geometria, che unisce in un armonico dialogo il presente al passato. Numerosi sono infatti i riferimenti alle incisioni rupestri e ai simboli primitivi delle tribù africane che si mescolano a espressioni moderne e contemporanee. 
Nel suo testo critico Elena Pontiggia afferma: “Quello di Franca Ghitti è un mondo complesso, un crogiolo di esperienze occidentali e primitive, di arte e architettura, di ripetizione e differenza. La sua scultura è sempre un disegno di mappe, una collezione di segni: non cerca il volume, il modellato, la massa, ma la superficie, la tavola, la pagina.
La sua arte insegna la ricerca di alfabeti che non si trovano nei libri e di mondi che non coincidono con il nostro. Insegna che le mani sanno quello che la mente non capisce, mentre il linguaggio dei segni custodisce qualcosa che le parole non registrano”.

I primi lavori in legno, realizzati negli anni sessanta, intitolati Mappe, sono tavole di legno ispirate alle incisioni rupestri a cui seguono altri cicli scultorei, sempre di matrice minimalista, a cui si aggiunge l’utilizzo di nuovi elementi, i chiodi, considerati dall’artista fondamentali per l’uso e la forma. Fra questi si ricordano I Rituali, Le Vicinie, Le Storie dei morti, I Reliquiari che restituiscono la cultura contadina e in cui si allude alla tradizione, alle leggende, al dialetto, ai canti, ai proverbi.
Negli anni settanta, l’esperienza africana e il suo trasferimento per alcuni anni in queste terre, conducono l’artista ad inserire nel suo linguaggio nuovi simboli, nuovi colori, nuovi materiali fra cui il cemento e il vetro, come si osserva in Orme del Tempo. Totem.
In un continuo divenire, i lavori di Franca Ghitti assumono negli anni successivi dimensioni e forme diverse sempre intrinsecamente legate al suo vissuto, come la verticalità, ispirata dalla visione dei grattacieli di Montreal e dai boschi del Labrador, che caratterizza le opere Cancelli, Libri Chiusi, Alberi. Il ritmo verticale tuttavia è spesso contrastato da un’energia orizzontale, resa dall’accostamento seriale di tessere e liste di legno, come se la materia fosse tessuta o intrecciata. In una poetica costantemente attenta al rapporto con lo spazio, alla fine degli anni ottanta si inserisce l’interesse per la forma circolare, Ciclo dei Tondi, dove il cerchio più o meno regolare evoca il concetto di ripetitività.
Anche nelle installazioni, Meridiane, sono presenti temi legati al tempo e allo spazio, ma aprono contemporaneamente nuovi orizzonti con esplicite riflessioni sulla città, sull’architettura e sul linguaggio; in Alfabeti perduti e Altri Alfabeti realizzati alla fine degli anni novanta l’artista riscopre linguaggi dimenticati, di culture passate.
La ricerca artistica di Franca Ghitti prosegue negli anni duemila con continui approfondimenti, che contengono la memoria di vissuti comunitari legati a epoche e luoghi differenti connessi alla contemporaneità. Lo si osserva nel ciclo di lavori Pagine chiodate dove fogli e oggetti sono trafitti da una fitta sequenza di chiodi. Testimonianza dei suoi ultimi anni è l'Ultima Cena, ritenuta da molti il capolavoro dell'artista camuna. Si tratta di un'installazione che Franca Ghitti ha costruito intorno a un dipinto a olio realizzato nel 1963 raffigurante il Cenacolo e da vari elementi  come una rete di ferro, tazze in ferro, lance, semi, pane e carbone. L’opera dal 2010 è stata presentata in prestigiose sedi di cui si ricordano il Museo Diocesano di Brescia nel 2011, l'antiquum Oratorium Passionis di Sant'Ambrogio a Milano, sempre nel 2011 e all’Università Cattolica di Milano nella mostra a cura di Cecilia De Carli, nell’ambito delle manifestazioni dedicate a Expo 2015. Nel 2012 l'opera viene acquisita per la collezione d'arte del museo Diocesano di Brescia, grazie alla lungimiranza del Direttore Don Giuseppe Fusari.

A proposito delle sue opere l’artista affermava: “Vorrei che il mio lavoro fosse ricordato come un lavoro, appunto. Non ho mai avuto un’idea romantica dell’arte come emozione, sensazione, cosa privata, ma ho sempre cercato una sorta di documentazione, informazione, archiviazione. Non ho cercato la mia voce ma tutte le voci, soprattutto le voci che nessuno ascoltava: le voci della Valle, che è un frammento della valle del mondo”.

In seguito alla morte di Franca Ghitti, per volontà della scultrice è nata la Fondazione Archivio Franca Ghitti che si propone di promuovere l’opera dell’artista a scopo culturale in Italia e all’estero.




Info volume
Franca Ghitti
a cura e con saggio introduttivo di Elena Pontiggia
Skira editore, 2016
edizione bilingue (italiano-inglese)
24 x 28 cm, 128 pagine
110 colori e b/n, cartonato
ISBN 978-88-572-3411-3
€ 28,00

Coordinate evento
Titolo Presentazione del volume “Franca Ghitti”
Sede Sala Conferenze del Museo di Santa Giulia, via Piamarta 4 - 25121 Brescia
Data lunedì 19 giugno 2017, ore 18
Ingresso gratuito
Informazioni al pubblico roberto.crescenti@gmail.com


Ufficio stampa
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